Volete sapere come cambieranno gli incentivi? Ecco che cosa propone il Garante delle Micro-PMI, Stefano Firpo

Stefano Firpo

Sviluppare le competenze necessarie per un’innovazione che sia data-driven, diffusa e sostenibile. È questo in sintesi il compito che dovranno porsi i responsabili della politica industriale se vorranno favorire lo sviluppo di micro e piccole medie imprese in Italia. A scriverlo nero su bianco è il Garante delle Micro-PMI, una figura istituita nel 2011 con il compito di monitorare l’attuazione dello Small Business Act (SBA) ed elaborare proposte da sottoporre al Governo proprio per favorire lo sviluppo delle imprese di piccola taglia. Il Garante risponde oggi al nome di Stefano Firpo, Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese del Ministero dello sviluppo economico: una delle menti del piano Industria 4.0, poi Impresa 4.0.

Nella sua relazione consegnata a fine luglio al Presidente del Consiglio – un documento di 76 pagine – si passano in rassegna lo scenario attuale e le politiche già messe in atto per poi passare alle “raccomandazioni”, cioè alle proposte del Garante per il prossimo futuro. È un documento interessante che potrebbe svelare qualcosa sul futuro degli incentivi a supporto della digital transformation del settore manifatturiero (e non solo).

Le priorità

Sin dalla premessa Firpo mette in chiaro quali sono le quattro priorità da affrontare:

  • la necessità di rendere sistemico il salto tecnologico già avviato da molte imprese, anche di piccola dimensione, coinvolgendo anche le PMI a maggior rischio di esclusione (per le difficoltà di accesso alle informazioni o perché ancora lontane dalle nuove tecnologie);
  • la formazione di nuove competenze ‐ molte delle quali al momento nemmeno prefigurabili ‐ in un mercato del lavoro che sarà caratterizzato, a seguito della crescente automazione e collaborazione uomo‐macchina, dalla trasformazione delle professionalità richieste, con un incremento della domanda di lavoratori high skill e la conseguente necessità di riqualificare un ingente numero di lavoratori a rischio di esclusione dai processi produttivi;
  • l’importanza dei dati, come nuovo driver di sviluppo accompagnato da una crescente dematerializzazione dei fattori produttivi con la necessità di definire un quadro regolatorio sulla proprietà e/o scambio e utilizzo dei dati al fine di assicurare piena interoperabilità e sicurezza;
  • la necessità di coniugare innovazione e sostenibilità al fine di operare la transizione del sistema industriale verso il modello circolare e la decarbonizzazione.

Che cosa fare per le Micro PMI

Le raccomandazioni del Garante, mirate a migliorare l’intervento pubblico a sostegno delle PMI e Micro PMI nel nostro Paese, si muovono su sette livelli: l’adozione di nuove tecnologie, il sostegno alle start-up, la promozione di ecosistemi di innovazione collaborativa (Competence Center in testa), lo sviluppo delle competenze tramite il supporto alle attività di formazione, il tema dell’accesso alle risorse finanziarie, l’economia circolare e l’internazionalizzazione. Vediamole una per una.

Nuove tecnologie e iperammortamento: priorità agli investimenti data-driven

Al capitolo tecnologie, le raccomandazioni di Firpo partono dalla proroga del credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo con una modifica che consenta alla micro PMI e alle PMI di fruirne per l’intera spesa e non solo per la quota incrementale.

Alla voce “ammortamenti” due istanze: la prima è la revisione dei coefficienti di ammortamento, fermi al 1988, come da tempo chiedono le associazioni di costruttori di macchinari, Ucimu – Sistemi per produrre in testa. Occorre cioè ripensare (ridurre) il tempo necessario ad assorbire il costo degli investimenti considerato oggi troppo lungo in relazione ai ridotti cicli di vita dei beni ad alto contenuto tecnologico. Questa misura potrebbe di fatto prendere il posto del super ammortamento.

La seconda riguarda l’iperammortamento. Firpo propone di “modificare l’iper ammortamento, attualmente a sostegno prevalentemente degli investimenti in macchinari, prevedendo una premialità per l’innovazione data‐driven dei processi produttivi in chiave 4.0, con rinnovata attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro, dell’ergonomia e dell’automazione collaborativa”. Un iperammortamento più selettivo, basato, più che sulla merceologia dei beni e sulle loro caratteristiche, sul contributo che l’innovazione apporta a processi che siano sempre più in grado di “nutrirsi” di dati.

Capitolo software. Il più sfortunato degli incentivi, cioè la maggiorazione al 140% degli ammortamenti per i beni immateriali ma solo se collegati all’acquisto di un bene materiale, potrebbe lasciare il passo a “una misura di semplice e immediato accesso per sostenere le attività di innovazione delle imprese di piccole dimensioni, favorendo, tra gli altri, gli investimenti nel campo del software strumentale alla trasformazione 4.0”.

Firpo suggerisce poi di “elaborare una strategia sulla cyber security dedicata alle PMI definendo linee guida e strumenti di primo soccorso, per evitare i comportamenti e le prassi più esposti agli attacchi e alle frodi cyber”, in linea con la priorità stabilita in sede europea.

Un nuovo incentivo utile sarebbe poi quello dei voucher, sul modello del voucher per la digitalizzazione, che potrebbero servire da una parte “per le spese in cyber security o in infrastrutture di cloud computing e big data” e dall’altra per lo sviluppo “in azienda competenze manageriali di elevata specializzazione nei processi produttivi 4.0″. Questa ultima norma potrebbe integrare l’attuale credito d’imposta per la formazione 4.0 che, pur essendo operativa di fatto da giugno, scadrà già a fine 2018.

Da ultimo, Firpo propone di “dare continuità operativa alle misure di sostegno alle PMI già introdotte dal MISE per la valorizzazione economica dei brevetti, dei disegni e dei marchi. Semplificare, introducendo un regime a forfait, l’accesso al Patent Box per le PMI”.

Sostegno alle startup e ai modelli di business innovativi

Le politiche di sostegno alle start-up sono state parzialmente efficaci. Il Garante propone innanzitutto di “semplificare e digitalizzare le comunicazioni informative previste per le startup innovative dal decreto legge n. 179/2012 e valorizzare il patrimonio informativo in una logica di open data”. Poi di “prevedere ulteriori riduzioni di costi per le startup innovative, ad esempio esonerandole da oneri quali le tasse di concessione governativa e l’obbligo di vidimazione dei libri sociali, per tutta la durata del periodo di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese”.

In aggiunta si raccomanda di “prevedere nuove forme di semplificazione amministrativa per le PMI innovative” e di “valutare l’introduzione di programmi di finanziamento mirati a sostenere lo sviluppo dell’avvio di imprese innovative ad elevato contenuto di conoscenza in ambito universitario”.

Competence Center e Digital Innovation Hub

Nel capitolo dedicato alla promozione di “ecosistemi di innovazione collaborativa” il Garante raccomanda di finanziare e rendere operativi i Competence Center, rafforzare il coordinamento dei Competence Center e dei Digital Innovation Hub con le diverse Istituzioni già esistenti (Parchi scientifici, Incubatori certificati e non, UTT, etc.) per ampliare l’offerta di servizi dedicati alle PMI, potenziare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) con particolare focalizzazione su Trasferimento Tecnologico e soft skills.

Formazione

Il Garante propone di “dare continuità temporale al credito d’imposta per la formazione e prevedere aliquote agevolative applicate in misura inversamente correlata alle dimensioni aziendali”.

Per la formazione superiore, di “rafforzare il ruolo degli ITS e il ruolo della formazione terziaria professionalizzante” e “rafforzare i legami tra le piccole e le medie imprese e le scuole di istruzione superiore per promuovere l’innovazione, per esempio, attraverso la promozione di programmi di apprendistato per laureati (apprendistato di terzo livello, attualmente sottoutilizzato) e i dottorati industriali”.

Accesso ai capitali finanziari e modifica dei PIR

Punto debole delle politiche attuali è il tema del finanziamento dell’innovazione. Firpo propone di “convogliare una quota del risparmio dei Fondi previdenziali e assicurativi verso le PMI ad alto potenziale, rafforzando l’asset allocation verso investimenti alternativi (private equity, private debt e venture capital), anche attraverso la creazione di una piattaforma pubblica che favorisca forme di aggregazione tra fondi pensione e casse di previdenza”.

Seconda proposta è “rendere più agevole l’utilizzo dell’agevolazione fiscale dei PIR da parte degli investitori istituzionali e convogliare le risorse dei PIR verso startup e imprese non quotate, o direttamente o per il tramite di private equity e venture capital, prevedendo vincoli di investimento delle risorse provenienti dai PIR in strumenti illiquidi o alternativi o innalzando l’attuale percentuale investibile in strumenti illiquidi”.

Terzo: “potenziare il mercato del venture capital, anche tramite un maggiore attivismo della finanza pubblica, ad esempio con strumenti quali i Fondi di Fondi“.

Da ultimo, “indirizzare una quota delle risorse (ovvero creare una riserva) del Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività a favore delle imprese di micro e piccole dimensioni” e “sostenere lo sviluppo di strumenti alternativi come quelli offerti dal fintech”.

Economia circolare

Nel capitolo dedicato all’economia circolare, tra le proposte spicca quella di “aggiornare il sistema della responsabilità estesa del produttore in linea con le nuove disposizioni europee e con la diffusione del modello circolare in modo da massimizzare l’efficienza della filiera del recupero dei materiali e prevedere sistemi di controllo, anche tramite l’istituzione di un’eventuale Authority ad hoc, al fine di garantire un continuo miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi e quindi dei risultati in termini di circolarità”.

Altro strumento utile sarebbe “diffondere le opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione, anche utilizzando le misure del Piano Impresa 4.0”.

Internazionalizzazione

La prima proposta del capitolo dedicato all’internazionalizzazione è di dare “continuità al voucher per il Temporary Export Manager” per lo sviluppo delle competenze abilitanti.

Gli altri due punti sollevati dal Garante sono “potenziare la tutela della proprietà intellettuale delle aziende all’estero” e, in tema digitalizzazione, “rafforzare l’azione di formazione delle imprese sulle potenzialità per l’export della digital economy dando maggiore visibilità ai prodotti di qualità italiani presso i grandi portali e/o piattaforme aggregatrici dell’e-commerce mondiale”.

Franco Canna

Giornalista professionista ed esperto in creazione e gestione di contenuti digitali e social media. Grande appassionato di tecnologia, collabora dal 2001 con diverse testate B2B nel settore industriale scrivendo di automazione, elettronica, strumentazione, meccanica, ma anche economia e food & beverage, oltre che con organizzatori di eventi, fiere e aziende. E’ segretario e membro del Consiglio Direttivo della sezione milanese di ANIPLA, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Automazione.

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