Rivoluzione digitale, guerre commerciali, nuovi equilibri geopolitici internazionali, cambiamenti climatici, flussi migratori. Per l’Europa sono tante grandi sfide per il futuro “che rendono urgente e necessario un profondo ripensamento delle regole e degli strumenti su cui l’Unione Europea si è basata finora”.

È il forte monito di Confindustria, che nel suo documento programmatico ‘Riforme per l’Europa – Le proposte delle imprese‘, indica tutti i principali nodi da sciogliere e le possibili soluzioni, secondo gli industriali e imprenditori italiani riuniti nella Confederazione di viale dell’Astronomia. Un programma di proposte in vista delle prossime elezioni europee di fine maggio (in programma dal 23 al 26, con date variabili a seconda dei Paesi, in Italia si voterà domenica 26), destinato a entrare nella campagna elettorale per Bruxelles e Strasburgo.

A cui, in questi giorni, si aggiungono e si integrano le proposte e le strategie di Confindustria Lombardia, in un’area che, con un Pil regionale pari al 22% del totale nazionale, rappresenta il principale motore industriale e manifatturiero del Paese. E il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, rimarca: “l’industria deve ritornare centrale in tutta Europa, e in questa fase di rallentamento, il nostro continente ha bisogno che l’economia reale sostenga la ripresa della crescita economica e l’occupazione”.

C’è un forte bisogno, secondo Bonometti, “di una politica industriale europea concentrata su poche priorità di lungo periodo per mantenere il ruolo di potenza manifatturiera e riuscire a competere nei mercati globali. Per fare ciò abbiamo bisogno di costruire una nuova visione di Europa, costruendo un grande progetto di sviluppo e di integrazione politico-economica, di unione fiscale e dei mercati di capitali”.

Questo è un anno cruciale per il futuro dell’Unione europea: sarà segnato dalle elezioni del Parlamento Europeo, dal rinnovo della Commissione Ue, dalla Brexit e dalla nomina del nuovo presidente della Banca Centrale Europea, che a Francoforte prenderà il posto di Mario Draghi.

I 3 pilastri per crescere di Confindustria Lombardia

Sono innanzitutto tre i pilastri, integrati con il piano di ‘Riforme per l’Europa – Le proposte delle imprese’ definito da Confindustria nazionale, sui quali secondo Confindustria Lombardia si dovrà concentrare l’azione dell’Unione Europea a partire dal 27 maggio.

Industria e innovazione: favorire lo sviluppo della manifattura anche attraverso l’accesso ai fondi europei per l’innovazione; sinergie tra i Fondi Strutturali e i programmi europei a gestione diretta per la Ricerca e Sviluppo; efficace implementazione del futuro programma Digital Europe; valorizzazione della piattaforma internazionale della World Manufacturing Foundation.

Piano strategico per l’Automotive: avviare un programma strategico cofinanziato da risorse europee e regionali; definire grandi progetti di filiera per sviluppare i Trend tecnologici; attivare un percorso di transizione per il passaggio dalle attuali tecnologie a quelle innovative e future; promuovere una nuova regolamentazione per ridurre le emissioni inquinanti.

Infrastrutture: fare del Nord Italia un vero Hub intercontinentale della mobilità con un grande progetto europeo integrato; realizzare le tratte mancanti delle reti di trasporto trans-europee, necessarie per garantire la veloce circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività dell’Unione europea; cogliere le opportunità che derivano dalla costruzione della nuova Via della Seta; sviluppare un grande progetto per il potenziamento dei porti dell’Alto Tirreno e dell’Adriatico e rafforzare la connettività aerea.

“Per l’Italia e per la Lombardia la dimensione di Paese integrato nel quadro dell’Unione Europea è vitale e imprescindibile: solo se inserito in un sistema europeo sempre più integrato a livello politico, fiscale, doganale, commerciale e finanziario, il nostro Paese potrà crescere in modo costante e costruire un futuro di sviluppo, occupazione e benessere”, sottolinea il presidente di Confindustria Lombardia.

Il quadro di proposte di Confindustria nazionale

Il Roadshow di Confindustria per illustrare il suo piano di ‘Riforme per l’Europa – Le proposte delle imprese‘ in queste settimane gira il Paese e fa tappa in diverse città, tra cui ieri a Milano. E nel documento degli industriali italiani si trovano nuove strategie di sviluppo e direttive precise: “in questo scenario, riteniamo necessario invertire il paradigma del Patto di Stabilità e Crescita, di cui i cittadini in questi anni hanno percepito la sola ricerca della stabilità, in un Patto di Crescita e Stabilità, che metta al centro delle politiche l’economia reale prima dei saldi di bilancio e che consenta di valutarle non solo sulla base degli impatti finanziari ma, prima di tutto, dei loro effetti sulla crescita e sull’occupazione”.

Con “politiche forti, che consentano di creare milioni di posti di lavoro per le nuove generazioni e che rispondano in maniera decisa al clima di sfiducia e malcontento che pervade quei cittadini europei convinti che l’Unione non sia in grado di proteggerli dalle minacce esterne e li esponga, sul piano interno, a minori garanzie e diritti, generando impoverimento e precarietà”.

Secondo l’organizzazione nazionale degli industriali italiani, occorre aprire una nuova stagione riformista, “che restituisca il sogno e la speranza ai cittadini europei. Per farlo, la nostra visione mette al centro tre concetti chiave: più lavoro, più crescita, più ‘peso’ internazionale, proponendo tre missioni, interconnesse tra loro. Primo: un’Europa che include. Secondo: un’Europa che cresce. Terzo: un’Europa che conta”.

Con solo il 7% della popolazione mondiale, l’Europa sviluppa il 22% del Pil globale. Ma è una condizione destinata a cambiare: nel 2030 solo tre Stati membri dell’Ue resteranno tra i primi otto Paesi al mondo per Pil: Germania, Regno Unito e Francia; e nel 2050 solo la Germania. “È, quindi, essenziale che l’Europa rafforzi il suo peso politico sulla scena internazionale e organizzi politiche di sviluppo ambiziose”, sottolineano gli industriali italiani in una visione in prospettiva.

Industria innovativa, digitalizzata e sostenibile

Senza una forte correzione dell’attuale rotta di sviluppo, “l’Europa rischia di perdere la sfida globale che si sta giocando per la leadership tecnologica del prossimo futuro”, rileva il piano strategico di Confindustria per l’Europa. Questo rischio riguarda da vicino anche le tecnologie abilitanti per la trasformazione digitale dell’industria, e può quindi impattare negativamente il vantaggio competitivo acquisito in molti settori manifatturieri nel corso degli scorsi decenni.

Gli ultimi dati brevettuali resi disponibili dall’Ocse mostrano a questo proposito come le circa 44 mila invenzioni europee depositate nel triennio 2012-2015 presso almeno uno dei cinque uffici brevetti più importanti al mondo e riconducibili a tecnologie Ict (hardware e software), corrispondano al 66% di quelle statunitensi, al 71% di quelle coreane e al 46% di quelle giapponesi.

Il numero di invenzioni cinesi in questo ambito tecnologico risulta nello stesso periodo ancora inferiore a quello della Ue di circa il 20%, ma questo ritardo è destinato a essere colmano molto presto, almeno stando ai tassi di crescita finora registrati: la progressione cinese nell’attività brevettuale legata alle Ict è stata superiore al 700% tra il 2005 e il 2015, nella Ue è invece risultata negativa (-6,5%), a causa soprattutto del contributo negativo di Germania, Paesi Bassi, Finlandia e Italia.

In questo quadro “diventa imprescindibile agire per rafforzare l’autonomia europea sulle tecnologie strategiche e riacquisire la leadership nelle reti mobili con un ruolo di primo piano nella fornitura della rete 5G su scala globale”, sostiene Confindustria.

La lista dei desideri per innovare e competere

Ecco quali sono, secondo industriali e imprenditori, le principali priorità per realizzare un’industria innovativa, digitalizzata e sostenibile:

Aumentare in modo massiccio gli investimenti sia pubblici che privati in Ricerca e Sviluppo;

Aumentare il bilancio di Horizon Europe portandolo a 120 miliardi di euro;

Favorire investimenti congiunti in catene del valore strategiche per l’Europa (microelettronica, batterie, industria a bassa emissione di carbonio, tecnologie e sistemi a idrogeno, veicoli connessi, salute intelligente, Internet delle cose industriale, sicurezza informatica) con un utilizzo più rapido ed efficace degli Important Project of Common European Interest (Ipcei);

Creare un contesto europeo chiaro e certo per la tutela della proprietà intellettuale per attirare investimenti pubblici e privati in Ricerca e innovazione;

Rilanciare la visione originale dello Small Business Act per supportare le Pmi ad affrontare le sfide legate a innovazione, digitalizzazione, sostenibilità, in modo che siano competitive sul mercato globale.

 

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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