Metta (IIT): “Sull’Intelligenza Artificiale dobbiamo cambiare il modo di fare ricerca”

Sull’Intelligenza Artificiale (AI) l’Italia deve cambiare il modo di fare ricerca, se non vuole essere schiacciata da Stati Uniti e Cina: è questo il messaggio che Giorgio Metta, Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e pare dell’umanoide iCub, lancia dal palco di Italian Tech Week,  la due giorni (23-24 settembre) dedicata all’innovazione tecnologica, che si svolge presso gli spazi delle Officine Grandi Riparazioni di Torino.

Cambiare per creare un sistema competitivo a livello internazionale, in grado di tenere il passo con una tecnologia, quella dell’AI, che evolve molto velocemente. E per farlo, sottolinea Metta, serve creare un programma di studio e di trasferimento tecnologico che sia davvero competitivo, investendo molto di più sulla ricerca e le infrastrutture.

Non solo, sottolinea il ricercatore, occorre superare l’attuale frammentazione dei centri di ricerca in AI, sia in Italia che in Europa.


“Servirebbe creare un Cern per l’AI, perché è una tecnologia che acquisterà sempre maggiore spazio nelle nostre vite e sulla quale l’Iatalia e l’Europa non riescono ancora a competere con altri giganti che ottengono ottimi risultati perché uniscono le risorse”, commenta.

Risorse che, quando vengono messe in campo, portano a risultati straordinari, come nel caso dei vaccini RNA contro il Covid-19, risultato di un progetto di ricerca ambizioso durato anni, finanziato dall’European Research Council.

“Si trattava di una ricerca di frontiera finanziata ad altissimo rischio, una decina di anni fa, che ora ha portato a questi risultati straordinari. Nella ricerca, serve avere anche questo” aggiunge Metta.

Necessario attirare e trattenere giovani ricercatori

Investimenti che sono necessari anche per attirare e trattenere giovani ricercatori, sia dall’Italia che dall’estero. Ma non si tratta solo di quante risorse vengono investite, ma di come.

“Non servono solo i fondi per pagare i ricercatori, perché al ricercatore interessa sapere che potrà portare avanti la sua ricerca. Deve cambiare anche il modo in cui attiriamo i ricercatori, non è questione di soldi ma di possibilità“.

E per risolvere questo problema, sottolinea Metta, bisognerebbe introdurre anche in Italia il tenure track, un tipo di contratto che permette ai migliori ricercatori, attraverso la valutazione della loro ricerca, di diventare ricercatori stabili (a tempo indeterminato) presso un centro di ricerca.

“Questo servirebbe per attirare i giovani talenti. Poi per trattenerli occorre spendere nelle infrastrutture. All’Istituto abbiamo un supercomputer che ha tanta capacità di calcolo quanto il 10% di tutta la capacità italiana. I ricercatori vengono anche per questo”, aggiunge Metta.

Ma bisogna fare molto altro: investire nei giovanissimi, a partire dalle scuole, formare più giovani sulle materie STEM per creare le giuste competenze e attirare più donne in questi ambiti. Un cambiamento che deve essere fatto in fretta, per poter competere a livello internazionale sul campo dell’Intelligenza Artificiale.

Il momento per farlo è questo, sottolinea Metta, anche sfruttando le risorse del PNRR. “Si tratta di una possibilità storica che guardo con estrema fiducia, ma bisogna guardare ben oltre al 2026”.

Prepararci oggi al mondo di domani: l’appello di iCub

Pensare in un’ottica lungimirante e prepararsi oggi al mondo di domani è il messaggio che lancia un ospite speciale, iCub, il “robot bambino” creato proprio dal team di ricercatori di Giorgio Metta e ad oggi la piattaforma della ricerca nel campo della robotica umanoide e dell’AI più diffusa al mondo. 

Perché il mondo di domani, spiega iCub, sarà un mondo dove i robot umanoidi saranno accanto all’uomo per aiutarlo nel lavoro, nelle attività quotidiane come fare la spesa, e nell’assistenza sanitaria.

Un mondo che non deve spaventare perché, spiega iCub, “per quanto autonomi e dotati di Intelligenza Artificiale rimaniamo macchine, espressioni dei nostri costruttori che ci possono spegnere in qualsiasi momento”.

Ma è un futuro a cui occorre prepararsi adesso, creando criteri adeguati per nuovo modello società, dove umani e umanoidi collaboreranno insieme in sicurezza, riducendo la fatica e ottimizzando le risorse del nostro pianeta. 

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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