Nel contesto economico globale le incertezze e la rapidità dei cambiamenti impongono alle imprese un veloce adattamento della strategia commerciale e produttiva alle nuove condizioni geopolitiche e di mercato: riassetto della filiera, flessibilità della produzione, efficientamento energetico, ecc.
Simest S.p.A., società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti (CDP) operante sotto l’indirizzo strategico del Ministero degli Affari Esteri, è incaricata della gestione di risorse destinate all’internazionalizzazione delle imprese e, tramite il Fondo 394/81, mette a disposizione finanziamenti per la transizione digitale o ecologica con tassi inferiori allo 0,4% e contributi a fondo perduto che possono arrivare al 30% dell’importo.
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Simest Transizione Digitale o Ecologica: in cosa consistono le agevolazioni e i requisiti per accedere
Si tratta di un finanziamento agevolato regolato dalla Circolare n. 4/394/2023 che consente di ottenere un tasso fino al 10% di quello di riferimento ufficiale della Commissione europea, stabilmente inferiore al 4% nella prima metà del 2026, con rimborso in in 4 o 6 anni e un periodo di preammortamento di due, con quote di cofinanziamento a fondo perduto del 10, 20 o 30% al verificarsi di determinati requisiti soggettivi.
Possono essere chiesti importi fino al 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci depositati con un tetto di 500 mila euro per le micro imprese, di 2,5 milioni di euro per PMI e PMI o start-up innovative, e di 5 milioni di euro per le altre imprese.
Il principale requisito di accesso alla misura, stante la vocazione all’internazionalizzazione di Simest, è che l’impresa richiedente sia una esportatrice diretta con almeno il 10% del proprio volume d’affari con l’estero oppure indiretta con almeno il 10% del fatturato con imprese esportatrici per almeno il 3% del fatturato.
Simest, i risultati dell’esercizio 2025: incentivi a favore delle PMI
Secondo il bilancio dell’esercizio 2025, Simest ha erogato con questo strumento oltre 1.000 finanziamenti per 683 milioni di euro: quasi la metà delle operazioni gestite e il 75% circa del budget in ambito internazionalizzazione e investimenti, con una quota a fondo perduto in media del 15%.
L’89% delle operazioni deliberate è stato a favore di PMI, le quali hanno anche rappresentato l’80% dei volumi accolti, seguite dalle Mid Cap per il 19% dei volumi e infine dalle grandi imprese.
Le novità del 2026 per sostenere le imprese in difficoltà
Di fronte a un quadro macroeconomico del 2026 profondamente segnato dall’inasprimento delle tensioni geopolitiche, e in particolare dal conflitto nell’area del Golfo Persico e nel Mar Rosso, che hanno comportato interruzioni e rallentamenti sulle principali rotte commerciali, con pesanti effetti recessivi per le imprese manifatturiere: da un lato, la riduzione degli scambi e un’impennata dei costi di logistica e assicurazione; dall’altro, un nuovo rialzo dei prezzi delle materie prime energetiche.
Proprio per far fronte a questa situazione, tra le previsioni del decreto-legge 42 del 2026, il Governo ha autorizzato l’utilizzo di 800 milioni di euro, a partire dal 25 maggio 2026, per incrementare fino al 30% la quota di cofinanziamento a fondo perduto per le PMI impattate dai rincari energetici o dalle conseguenze dirette del conflitto in Medio Oriente.
Per accedere a questa configurazione della misura, è necessario dimostrare un incremento dei costi medi energetici di almeno il 10% oppure una pari riduzione dei ricavi come conseguenza del conflitto nel Golfo, tramite asseverazione di un revisore legale.
In ogni caso, a testimonianza della perdurante importanza dei costi energetici per la competitività internazionale delle imprese italiane, già in precedenza lo strumento consentiva di accedere al contributo a fondo perduto nella misura del 20% alle imprese energivore o che intraprendano un percorso di efficientamento energetico, ad esempio tramite investimenti assistiti da una diagnosi energetica.
Questa fonte può essere un importante supporto per investimenti per la sostenibilità ambientale (efficientamento energetico, idrico, mitigazione impatti climatici, ecc.) o per l’integrazione e sviluppo digitale dei processi aziendali (attrezzature tecnologiche, industria 4.0, ecc.) e, all’occorrenza, affiancarsi ad altri strumenti come l’Iperammortamento 2026.
Se ogni strategia richiede un piano di investimenti, il successo di una impresa nella temperie attuale necessita di una flessibilità e capacità di esecuzione che dipende anche dalla capacità di attrarre risorse finanziarie con strumenti agevolativi come il fondo per la transizione digitale o ecologica.











