i dati dell'ifr

I robot industriali superano la soglia dei 5 milioni, ma l’Italia frena (-11%)


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Il report annuale dell’IFR registra il record assoluto di installazioni di robot nel mondo e il sorpasso dell’elettronica sull’automotive. L’area asiatica si conferma il baricentro della robotica industriale mondiale, assorbendo il 76% delle installazioni globali. Gli USA superano il Giappone. Male Germania, Italia e Francia.

Pubblicato il 24 set 2026



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Il parco operativo globale dei robot industriali nelle fabbriche ha raggiunto la quota record di 5,08 milioni di unità nel 2025, segnando un incremento del 9% rispetto all’anno precedente.

Una crescita sostenuta dalla forte accelerazione delle nuove installazioni annue, salite dell’11% fino a superare le 603.000 unità complessive a livello mondiale.

A rivelarlo sono i dati resi noti, come ogni anno, dall’International Federation of Robotics (IFR), che evidenziano come il totale dei robot operativi si sia più che raddoppiato nell’arco di sette anni.

Il risultato testimonia la forte accelerazione dell’automazione industriale a livello globale, in risposta alla necessità di migliorare la produttività, ottimizzare i costi operativi e garantire standard elevati di precisione nei processi manifatturieri.

L’elettronica conquista il primo posto tra i settori clienti

L’assetto delle installazioni per settore manifatturiero registra il sorpasso del comparto elettrico ed elettronico ai danni dell’automotive. L’industria elettronica assorbe 142.000 unità nel 2025, con una crescita del 10% su base annua, mentre l’automotive si attesta a 138.000 unità, registrando anch’esso un incremento del 10%.

Il terzo segmento per volume di adozione è rappresentato dalla metallurgia e fabbricazione di macchinari, che totalizza 109.000 installazioni con una progressione del 22%.

L’analisi di lungo periodo mostra un profondo mutamento nella struttura della domanda, poichè la quota assorbita dalla manifattura generale si è quintuplicata in dieci anni, passando dal 26% del totale nel 2015 al 53% nel 2025.

Nel medesimo decennio, l’incidenza dell’automotive è scesa dal 38% al 23%, mentre quella dell’elettronica si è ridotta dal 36% al 24%, segnalando una diversificazione capillare dei robot nelle produzioni industriali.

La trasformazione descritta evidenzia una svolta rilevante nei mercati di sbocco della robotica. Storicamente legato al settore automobilistico, il mercato dei robot industriali vede ora l’elettronica assumere la leadership delle nuove adozioni, riflettendo una crescente domanda di automazione avanzata per la produzione di dispositivi elettronici e componenti tecnologici.

La maturazione dei robot collaborativi nel manifatturiero

Le soluzioni collaborative continuano a ritagliarsi uno spazio strutturale all’interno dei processi produttivi.

Nel 2025 le installazioni di robot collaborativi crescono del 7%, raggiungendo le 66.240 unità complessive. La quota dei cobot si stabilizza all’11% del totale dei robot industriali installati nel mondo, a conferma dell’avvenuta integrazione di macchine nate per operare a stretto contatto con l’operatore umano nelle linee di assemblaggio e asservimento.

La diffusione dei sistemi collaborativi evidenzia una trasformazione culturale e tecnologica nelle fabbriche. L’utilizzo di macchine progettate per lavorare fianco a fianco con le persone riduce le barriere fisiche tradizionali, consentendo maggiore flessibilità operativa e una gestione più agevole delle attività ad alta intensità di manodopera.

Il peso dell’Asia e il primato industriale cinese

L’area asiatica si conferma il baricentro della robotica industriale mondiale, assorbendo il 76% delle installazioni globali con 457.000 nuove unità messe in funzione nel 2025.

La Cina guida l’area registrando 354.000 installazioni annue, con una crescita del 20%, coprendo da sola il 59% del mercato mondiale. I costruttori domestici cinesi rafforzano la propria presenza sul mercato interno, commercializzando 195.000 unità, con un incremento del 15%, e raggiungendo una quota del 55% sul totale delle vendite nazionali.

Il Giappone cede la seconda posizione mondiale agli Stati Uniti e scivola al terzo posto con 36.219 unità installate, registrando un calo del 19% che porta il mercato interno ai livelli più bassi del decennio.

La Corea del Sud si attesta in quarta posizione con 30.000 unità, evidenziando una flessione dell’1%, e mantiene un andamento stabile in attesa dei nuovi piani di investimento previsti dal settore automobilistico per il biennio 2027-2028.

L’India, sesta su scala globale dietro la Germania, mostra una traiettoria espansiva con 10.487 installazioni, registrando una crescita del 15% e un tasso medio di incremento annuo del 27% tra il 2020 e il 2025.

La forte concentrazione asiatica e il ruolo trainante della Cina evidenziano la rapidità con cui i mercati orientali stanno modernizzando i propri impianti produttivi. L’ascesa dei produttori locali cinesi testimonia inoltre una crescente autonomia tecnologica che sta ridefinendo gli equilibri geopolitici ed economici della robotica su scala globale.

Il rilancio delle Americhe trainato dal reshoring statunitense

I mercati del continente americano rappresentano il 9% delle installazioni mondiali, con un totale di 57000 unità e un incremento complessivo del 10%.

Gli Stati Uniti scavalcano il Giappone e diventano il secondo mercato globale per i robot industriali, totalizzando quasi 38500 unità installate con un aumento del 12%. La spinta agli investimenti proviene dalle politiche pubbliche di riposizionamento delle catene di fornitura e dal rafforzamento della capacità produttiva interna.

Il Brasile registra una crescita del 38%, toccando quota 4300 robot grazie al settore automobilistico, la cui domanda è triplicata su impulso degli investimenti effettuati dai produttori di auto cinesi.

Il Canada segna un aumento del 5% sfiorando le 4000 unità, proseguendo un percorso di crescita media annua del 9% avviato nel 2020. Il Messico evidenzia invece una flessione del 7%, scendendo a meno di 5200 unità al terzo anno consecutivo di riduzione dei volumi.

Le dinamiche americane riflettono una strategia di autonomia produttiva e regionalizzazione delle filiere industriali. Il ritorno delle attività manifatturiere nei confini nazionali americani stimola la domanda di automazione avanzata, compensando le difficoltà registrate in altri mercati dell’area e ridefinendo la mappa degli investimenti tecnologici.

La contrazione europea e le difficoltà dei mercati tradizionali

L’Europa assorbe il 12% delle installazioni globali con 73000 unità, registrando una contrazione del 14% dovuta alla debolezza congiunturale del comparto manifatturiero.

La Germania mantiene la quinta posizione globale e la prima a livello continentale, assorbendo il 41% dei robot destinati all’Unione Europea. La crisi del settore industriale tedesco determina tuttavia una flessione delle vendite dell’8%, scese al di sotto delle 25000 unità complessive.

L’Italia si conferma secondo mercato europeo pur registrando un calo dell’11%, con circa 7800 robot installati. Segnali negativi giungono anche dalla Francia, terza in Europa con circa 4500 unità, evidenziando un calo dell’8%, e dalla Spagna, quarta con 4300 unità e una flessione del 15%.

I vettori di sviluppo e le prospettive verso il 2029

Le determinanti strutturali della domanda risiedono nella carenza di manodopera qualificata, nei mutamenti demografici e nella necessità di costruire catene di fornitura più resilienti attraverso politiche di localizzazione della produzione.

L’evoluzione tecnologica agisce da fattore abilitante in quanto l’integrazione tra sistemi informatici e operativi, l’adozione dell’AI, la visione artificiale avanzata e la semplificazione delle interfacce di programmazione riducono i costi di integrazione e ampliano i contesti applicativi.

Le proiezioni dell’IFR stimano per il 2026 un incremento del 9% nelle installazioni mondiali, pari a 655000 unità. Il trend di crescita globale è previsto mantenersi positivo fino al 2029, anno in cui la domanda annuale dovrebbe raggiungere quota 806000 unità. I ritmi regionali appariranno disomogenei, con l’Asia accreditata di un tasso medio annuo di crescita dell’8% nel triennio 2027-2029, a fronte del 6% stimato per l’Europa e del 2% per le Americhe.

La spinta verso l’innovazione tecnologica e la risoluzione delle criticità demografiche delineano uno scenario di espansione continua per la robotica industriale.

Le previsioni a medio termine indicano un consolidamento della domanda globale, trainata soprattutto dai mercati asiatici e da una progressiva diffusione delle tecnologie digitali avanzate nei processi produttivi.

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