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Talenti tech: l’Italia trattiene di più i suoi laureati, ma perde i cervelli dell’intelligenza artificiale


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Il report BCG Top Talent Tracker 2026 evidenzia come l’Italia riduca le uscite di laureati e regga il confronto con l’Europa (-12,7% di partenze). Tuttavia, il bilancio resta in rosso sulle competenze chiave per il futuro: nel 2025 il Paese registra un saldo in perdita di circa 200 specialisti di intelligenza artificiale.

Pubblicato il 8 set 2026



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Young successful entrepreneurs working in the office and talking about green project during coffee break.





L’Italia registra una tenuta inaspettata nella gestione dei propri laureati, ma continua a soffrire un saldo negativo sulle competenze nell’AI. È quanto emerge dal nuovo “BCG Top Talent Tracker 2026” di Boston Consulting Group (BCG), che nel 2025 ha analizzato i dati di mobilità in tempo reale di 221 milioni di professionisti in oltre 200 destinazioni nel mondo.

L’analisi prende in considerazione quattro categorie di talenti: specializzati (coloro che possiedono almeno una laurea), STEM, AI e, introdotti in questa edizione, la categoria dei ricercatori (con un dottorato), poiché da questo segmento in movimento possiamo anticipare dove si concentrerà la scienza e l’innovazione del futuro.

Guardando al contesto internazionale, nel 2025 la mobilità dei professionisti altamente qualificati si è contratta in modo netto: i trasferimenti cross-border si sono ridotti da 3,7 a 3,3 milioni, ovvero circa 430 mila persone in meno rispetto all’anno precedente.

La situazione in Italia: frena la “fuga dei cervelli”

Il rapporto mostra un andamento polarizzato da parte dell’Europa, all’interno del quale la penisola italiana si distingue per una dinamica di inattesa stabilità. Se da un lato mercati di primo piano per l’industria europea registrano marcate flessioni negli afflussi di figure specializzate – come la Germania, che segna una contrazione del 13,7%, o i Paesi Bassi e la Polonia, in calo rispettivamente del 15,2% e del 20,9% –, l’Italia limita la flessione degli ingressi al 9,8%.

La nota più incoraggiante risiede nella capacità del sistema di trattenere le proprie risorse qualificate: le partenze dal territorio nazionale sono infatti diminuite del 12,7% rispetto all’anno precedente.

La contrazione delle uscite, procedendo a un ritmo più rapido rispetto alla flessione degli ingressi, indica un miglioramento complessivo nel bilancio della ritenzione dei talenti sul territorio.

Il deficit nell’AI e la mappa delle rotte italiane

La situazione si rivela meno favorevole nell’ambito delle competenze legate all’AI, un segmento cruciale per la digitalizzazione delle fabbriche e per l’automazione industriale.

I flussi evidenziano come l’Italia continui a comportarsi da esportatore netto in questa categoria tecnologica, registrando l’arrivo di 6.102 professionisti a fronte di 6.300 partenze, con una perdita netta di circa 200 specialisti nel corso del 2025.

L’analisi delle traiettorie dei professionisti italiani in uscita mostra una forte concentrazione verso precise destinazioni internazionali, con gli Stati Uniti che accolgono la quota maggiore, pari a 11.136 profili qualificati, tra cui si contano 750 esperti di AI e 582 ricercatori con dottorato.

Altre destinazioni europee attraggono quote significative di lavoratori qualificati in uscita dall’Italia: la Spagna ne riceve 6.625, seguita da Francia con 4.610, Germania con 4.092, Svizzera con 3.862 e Regno Unito con 3.653.

La mobilità dei professionisti qualificati negli altri Paesi

Guardando alle altre nazioni, il Canada, un tempo tra le prime tre mete per i talenti qualificati, è sceso al settimo posto, con la perdita di quota più ampia tra le destinazioni principali (-2,1%).

Il Regno Unito mantiene una posizione di rilievo nei talenti qualificati, AI e ricerca, ma perde terreno in tutte le categorie e ora rischia di cedere il secondo posto agli Emirati Arabi Uniti, che hanno attratto quasi 194 mila professionisti qualificati e guadagnato 0,8 punti di quota. L’Arabia Saudita ha invece registrato il tasso di trattenimento più alto tra le destinazioni principali (2,6 volte il rapporto tra chi arriva e chi parte).

Gli Stati Uniti hanno ampliato la propria leadership in tre segmenti su quattro, guadagnando 4 punti percentuali nel caso dei talenti qualificati e ulteriore terreno per quelli STEM e ricerca, nonostante una politica migratoria più selettiva sotto l’attuale amministrazione.

Nei talenti AI, invece, gli Stati Uniti non hanno rafforzato il proprio vantaggio, segno che la corsa globale è aperta proprio sulla tecnologia considerata strategicamente più rilevante.

L’India, infine, si conferma il principale esportatore netto di talenti al mondo, con circa 357 mila professionisti qualificati in uscita contro appena 132 mila in entrata. Il Paese emerge comunque tra le prime destinazioni per flussi STEM e AI, un dato che secondo BCG riflette in parte il rientro di cittadini indiani più che un’attrazione ampia di talenti stranieri.

Il legame diretto tra mobilità dei talenti e competitività tecnologica

La perdita di competenze specialistiche, in particolare nelle tecnologie di frontiera, incide direttamente sulla competitività economica dei singoli Stati.

I dati storici indicano che le nazioni capaci di attrarre la maggiore concentrazione di specialisti in una specifica tecnologia aumentano di 17 volte la probabilità di assumerne la guida a livello globale.

Un beneficio analogo si registra a livello aziendale: le imprese in grado di inserire profili con background internazionale all’interno dei propri ruoli direttivi generano, in media, un incremento annuo del valore per gli azionisti superiore di un punto percentuale rispetto alle realtà meno aperte.

“Questi risultati offrono ai leader una chiave di lettura interessante: la strategia sui talenti supera il perimetro delle risorse umane e riguarda ormai la competitività dei sistemi Paese”, spiega Matteo Radice, Managing Director e Partner di BCG.

“Quelli che tratteranno l’attrazione e la retention dei talenti come priorità strategica saranno infatti nella posizione migliore per guidare le tecnologie che definiranno il prossimo decennio: lo studio dimostra che chi attrae i talenti specializzati in una determinata tecnologia ha una probabilità 17 volte superiore di guidarla”, aggiunge.

Le leve strategiche per la valorizzazione del capitale umano

Il superamento della frammentazione nella gestione delle risorse umane qualificate richiede l’adozione di un’azione coordinata su tre direttrici fondamentali da parte di governi e imprese.

La prima direttrice impone un’evoluzione nei programmi aziendali di attrazione, superando le barriere operative e promuovendo una reale trasformazione culturale nei vertici societari, spesso non ancora pronti a integrare pienamente profili internazionali.

La seconda direttrice prevede la centralizzazione dei fondi pubblici e delle competenze attraverso la creazione di agenzie o team dedicati. Un coordinamento unico tra selezionatori, istituti di formazione e operatori logistici consente di semplificare i percorsi di ricollocamento, generando un ritorno sull’investimento diretto attraverso l’ampliamento della base fiscale nazionale.

La terza direttrice risiede nella revisione strutturale delle politiche migratorie. L’analisi sistematica dei colli di bottiglia amministrativi e l’adozione delle migliori pratiche internazionali consentono di accelerare le procedure di ingresso per i lavoratori ad alta specializzazione, trasformando la gestione dei flussi in una priorità di politica industriale.

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