Piano Transizione 4.0, revisione in arrivo già nel 2023 per incentivare anche gli investimenti green (e c’è anche una proposta di Ucimu)

La revisione del Piano Transizione 4.0 con estensione agli investimenti green potrebbe arrivare già nel corso del 2023, sfruttando risorse non utilizzate del Next Generation EU e il RePower Europe. Ne ha parlato Marco Calabrò, Dirigente del Mimit, nel corso della sessione conclusiva dell’Industry 4.0 360 Summit. Nell’occasione il direttore Alfredo Mariotti ha anche anticipato una proposta di Ucimu – Sistemi per Produrre su come riformare il piano.

Pubblicato il 24 Mar 2023

transizione digitale ed ecologica

Grazie a nuove risorse che potrebbero giungere da Bruxelles, in particolare dal fondo RePower EU, potrebbe arrivare già nel corso del 2023 l’attesa riforma del Piano Transizione 4.0: ad anticiparlo è Marco Calabrò, Dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, intervenuto nel corso della sessione “Finanziare l’innovazione. Presente e futuro del Piano Transizione 4.0 e le politiche di supporto all’industria sostenibile”, che ha concluso l‘Industry 4.0 360 Summit, l’evento full digital organizzato da Innovation Post, Industry4Business e Internet4Things, tutte testate parte del Network Digital 360.

Una sessione che, oltre che sugli scenari prossimi e possibili del Piano Transizione 4.0, ha fornito una panoramica degli incentivi a supporto della transizione digitale e sostenibile delle imprese, che stanno assumendo sempre più il ruolo di leve per abilitare modelli di business strategici e competitivi, in grado di rispondere ai nuovi paradigmi del manifatturiero.

Per restare competitive sul mercato, infatti, le aziende devono essere in grado di affrontare i nuovi paradigmi della manifattura che richiedono all’industria di muoversi lungo le direttive dei paradigmi già abilitati dall’Industria 4.0 – come la personalizzazione, la flessibilità e la servitizzazione – e da quelli che sono stati individuati come pilastri dell’Industria 5.0, vale a dire resilienza, sostenibilità e umano-centrismo.

Transizione 4.0, gli effetti sul comparto delle macchine utensili

Tra le politiche a supporto della trasformazione digitale delle imprese spicca tra tutti il Piano Transizione 4.0, nato nel 2017 come Industria 4.0 (e successivamente ribattezzato in “Impresa 4.0”) per sbloccare gli investimenti delle imprese in beni strumentali e promuovere l’avanzamento delle imprese verso una manifattura 4.0.

L’assetto attuale delle aliquote in vigore dal 1° gennaio 2023 vede un dimezzamento delle aliquote rispetto al 2022. Una situazione che ha spinto le imprese ad anticipare gli ordini nel quarto trimestre 2022 – quando la domanda ha fatto registrare un vero e proprio boom – per godere dell’aliquota al 40%. “Nell’ultimo trimestre 2022 abbiamo registrato un aumento degli ordini del 5,4% rispetto a un trimestre già record: questo mostra che le imprese erano preoccupate dalla riduzione e si sono affrettate a inviare gli ordini. Mantenere l’aliquota per gli investimenti in beni materiali maggiorata ci avrebbe concesso di fare le cose con più calma”, spiega Alfredo Mariotti, Direttore Generale di Ucimu-Sistemi per produrre.

Anche se l’inizio del 2023 non ha registrato il crollo temuto, grazie soprattutto alla domanda proveniente dall’estero, “questo non vuol dire che il dimezzamento delle aliquote non abbia avuto, o non avrà, nessun impatto sul settore”, aggiunge Mariotti.

La proposta di Ucimu per il Piano Transizione 4.0

Proprio per questo Ucimu ha presentato al Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso una proposta per riformare il Piano Transizione 4.0. La proposta prevede il mantenimento del sistema dei crediti d’imposta con il ripristino delle aliquote 2022 e poi due distinte maggiorazioni.

La prima, che si potrebbe definire “bonus integrazione di fabbrica”, è pensata per quelle aziende che dimostrino di cogliere appieno il valore generato dalla fabbrica fisico-digitale, cioè sia dai dati che escono dalla fabbrica che dalla capacità delle aziende di usare questi dati per creare nuovi servizi che aumentano la competitività aziendale.

Il secondo incentivo proposto è invece un “bonus sostenibilità”, legato al concetto di sostenibilità del prodotto e ciclo di vita della macchina e del suo impatto sull’ambiente pensando, prima di tutto, al riciclo dei materiali utilizzati per la produzione della macchina. Il vantaggio di questo bonus sarebbe che gran parte dell’onere di dimostrazione dei requisiti per accedervi sarebbe a carico del produttore del macchinario, salvando quindi l’automatismo e la semplicità di fruizione della misura.

Due bonus che Pier Giorgio Zuffi di Innova Finance vedrebbe con favore anche perché “potrebbero fungere da bussola per indicare alle imprese, soprattutto le PMI, in che ambiti e tecnologie investire”.

Secondo Patrick Beriotto di Warrant Hub “la proposta di un’agevolazione aggiuntiva per gli investimenti in sostenibilità è sicuramente positiva, ma il vero cambio di passo si avrebbe se si chiedesse alle aziende che ne usufruiscono di misurare il proprio impatto in materia di sostenibilità prima di effettuare l’investimento, durante la sua implementazione e al suo termine, per valutare se e come questi investimenti siano efficaci sul fronte della sostenibilità”.

Transizione 4.0 o Impresa 5.0, la revisione potrebbe arrivare già nel 2023

Sugli obiettivi della revisione del piano concorda anche il Ministero. Calabrò conferma che la questione è all’ordine del giorno e, sul nodo delle risorse, spiega che il Governo sta “portando avanti una negoziazione con Bruxelles per chiedere di accedere ai fondi residui del piano Next Generation EU che non sono stati ancora utilizzati. Si tratta di un totale di 200 miliardi di euro, che in parte sono destinati a Spagna e Portogallo che non ne avevano fatto pieno utilizzo in un primo momento, ma una parte potrebbe essere utilizzata per immettere nuove risorse nel piano già a partire dal 2023″.

Gli investimenti green, legati soprattutto alla transizione energetica, potrebbero invece trovare le risorse dal Piano REPowerEU, la strategia della Commissione per svincolare l’Ue dalla dipendenza dal gas russo e accelerare la transizione ecologica.

Questa revisione potrebbe arrivare già nel corso di questo anno.

Tornando alle direttrici di questa nuova versione del piano (che il Ministro Urso in un’occasione ha chiamato “Impresa 5.0”) ci sono due temi principali che Calabrò solleva: il primo è il tema dell’accompagnamento di quelle realtà, soprattutto PMI, che ancora non hanno intrapreso quel percorso di ammodernamento e digitalizzazione che si è voluto stimolare con l’introduzione del piano nel 2017. Queste realtà devono essere accompagnate e la revisione del piano deve tenerne conto. “Ma dobbiamo ragionare anche sull’ambito applicativo, puntare maggiormente sul digitale e guardare anche agli investimenti green”, spiega.

Per quanto riguarda il digitale, spiega Calabrò, si dovrà lavorare sul fronte delle agevolazioni dei beni immateriali – anche attraverso l’aggiornamento delle tecnologie inserite nell’allegato B – che nonostante siano rivolti a tecnologie che abilitano la digitalizzazione, in questi anni sono state meno utilizzate e apprezzate dalle imprese.

Il nodo della formazione

In vista della revisione del piano ci sono, inoltre, altri due temi principali da prendere in considerazione: il tema delle competenze (da riqualificare, aggiornare e costruire) e quello di fornire alle imprese un piano “solido”, che possa consentire alle aziende di elaborare una strategia di investimenti di medio-lungo periodo.

“Nell’ambito della riformulazione del piano” – spiega Mariotti – “si dovà affrotare anche il tema della mancanza di competenze, dopo il mancato rinnovo del credito in Formazione 4.0, che come suggerisce un’indagine che abbiamo recentemente realizzato colpisce gravemente anche il nostro settore. In particolare, il percorso di digitalizzazione dovrà essere accompagnato da un percorso parallelo di evoluzione di quelle figure che anche nell’impresa digitale saranno necessarie, dalle figure tradizionali degli operatori delle macchine utensili e dei montatori meccanici a quelle degli esperti di dati e sicurezza”.

Inoltre “Bisogna assicurare un’orizzonte temporale di medio-lungo periodo per poter concedere alle imprese di pianificare gli investimenti. Garantire semplicità e automaticità degli strumenti, non stravolgere l’impianto ma intervenire per rendere più efficaci gli strumenti: sono queste le priorità che devono guidare la revisione del piano”, aggiunge Andrea Bianchi, presidente di Anie Automazione. 

Sul tema della formazione, Calabrò sottolinea come il Governo abbia posto specifici obiettivi (servizi per 600 milioni erogati ad almeno 4500 imprese) a carico dei Competence Center e dei neo-nati European Digital Innovation Hub. “Gran parte di questi servizi sarà proprio orientata alla formazione”, evidenzia Calabrò.

Gli incentivi esistenti a supporto della transizione green delle aziende

Oltre a queste possibilità per il futuro, sono già diverse le opportunità concrete di agevolazione degli investimenti in materia di sostenibilità e transizione energetica.

Sul fronte nazionale, oltre alle linee di intervento del Piano Transizione 4.0 rivolte ad accelerare la transizione sostenibile, è bene ricordare la Nuova Sabatini Green, lo strumento a supporto degli investimenti in beni strumentali che dal 1° gennaio 2023 può contare su un’aliquota maggiorata per gli investimenti green, e il Fondo Transizione industriale: istituito nel 2022 con una dotazione complessiva di 150 milioni di euro, il fondo mette a disposizione contributi a fondo perduto per adeguare il sistema produttivo nazionale alle politiche europee nella lotta ai cambiamenti climatici.

Oltre a questi strumenti nazionali non bisogna dimenticare le tante opportunità aperte sul fronte europeo, legate a:

  • il Green New Deal, la strategia elaborata dalla Commissione per accelerare la ripresa economica dell’Unione dopo la pandemia e favorire la transizione sostenibile
  • i bandi Life, che mettono a disposizione 598 milioni di euro (per il periodo 2021-2027) per progetti di conservazione della natura, protezione dell’ambiente, azione per il clima e transizione verso l’energia pulita
  • EIC Accelerator, acceleratore europeo che sostiene singole piccole e medie imprese (PMI), in particolare startup e spinout, per sviluppare e scalare innovazioni rivoluzionarie
  • Horizon Europe, il programma con cui l’Europa promuove l’innovazione e la ricerca in diversi ambiti

“Tutti questi investimenti abilitano per le aziende vantaggi notevoli. Vantaggi che presto si trasformeranno in necessità: tra poco chi non farà queste attività rischierà di essere tagliato fuori da opportunità di mercato”, commenta Beriotto. 

L’audio in podcast

Qui di seguito l’audio della sessione in podcast

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Michelle Crisantemi

Giornalista bilingue laureata presso la Kingston University di Londra. Da sempre appassionata di politica internazionale, ho vissuto, lavorato e studiato in Spagna, Regno Unito e Belgio, dove ho avuto diverse esperienze nella gestione di redazioni multimediali e nella correzione di contenuti per il Web. Nel 2018 ho lavorato come addetta stampa presso il Parlamento europeo, occupandomi di diritti umani e affari esteri. Rientrata in Italia nel 2019, ora scrivo prevalentemente di tecnologia e innovazione.

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