VERSO LA MANOVRA 2027

Nel DDL di Bilancio ZES e incentivi al software in cloud, ma le risorse per le imprese sono poche


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Nella legge di bilancio 2027 risorse limitate per le imprese. C’è il nuovo credito d’imposta per il software in cloud, c’è il rifinanziamento della ZES unica con 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027 e il rafforzamento di Agricoltura 4.0, mentre mancano all’appello due promesse di Urso: voucher digitale e AI e proroga dell’iperammortamento.

Aggiornato il 31 ott 2026



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La legge di bilancio per il 2027 vale complessivamente 26 miliardi di euro, ma gli spazi per nuovi interventi a sostegno dell’economia sono decisamente più contenuti. Circa 14,5 miliardi sono infatti legati alla flessibilità di bilancio richiesta per affrontare le maggiori spese per energia e difesa. Al netto di questa componente restano quindi, almeno sul piano aritmetico, circa 11,5 miliardi da destinare a tutte le altre priorità del Governo. E una parte consistente delle risorse è già assorbita dalla conferma di misure esistenti.

È questo il contesto nel quale leggere il disegno di legge di bilancio 2027 approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, del quale potete leggere il testo integrale a questo indirizzo.

SCARICA QUI IL TESTO UFFICIALE DEL DISEGNO DI LEGGE DI BILANCIO 2027

Per le imprese l’intervento più consistente a sostegno degli investimenti produttivi è il rafforzamento del credito d’imposta per la ZES unica, con 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027. Tra le novità figura anche un credito d’imposta fino al 30% per i software utilizzati attraverso contratti cloud, che dispone però di appena 30 milioni di euro all’anno. Una dotazione decisamente contenuta per una misura richiesta a gran voce da Confindustria e un comparto che vale 2,6 miliardi di euro. Il DDL prevede inoltre un significativo rifinanziamento del credito d’imposta Agricoltura 4.0, con 160 milioni aggiuntivi nel biennio 2027-2028.

Mancano invece due misure promesse dal Mimit: l’introduzione di un voucher per gli investimenti digitali di piccole imprese e professionisti, richiesta da Assosoftware, Confartigianato e altre associazioni, e la proroga dell’iperammortamento al 2029, più volte annunciata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Entrambe potrebbero però essere introdotte durante l’iter parlamentare.

Una manovra concentrata su fisco, famiglie ed emergenze

I 26 miliardi annunciati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sono costituiti in gran parte dallo scostamento autorizzato dall’UE per gli interventi in materia di sicurezza energetica e difesa. La flessibilità richiesta all’Unione europea consente infatti una maggiore spesa di circa 14,5 miliardi all’anno nel 2027 e nel 2028. Sono quindi risorse vincolate a precise esigenze.

Quanto al resto, le risorse della manovra sono in gran parte assorbite dalle misure fiscali e dal sostegno dei redditi. Tra i principali interventi annunciati figurano l’estensione per il 2027 dell’aliquota IRPEF del 33% ai redditi fino a 55.000 euro, l’innalzamento da 85.000 a 100.000 euro della soglia di accesso al regime forfetario (ferma, in attesa dell’autorizzazione europea, la soglia IVA di 85.000 euro), la riduzione al 5% della cedolare secca sugli affitti a canone concordato e l’estensione della cedolare anche ai negozi in categoria C/1 fino a 200 mq, con contratti firmati nel 2027.

A questi interventi si aggiungono le misure per famiglie, giovani, natalità, sanità e pensioni.

Il quadro che emerge è dunque quello di una manovra con margini relativamente limitati per nuove politiche industriali, nella quale una parte importante dello sforzo finanziario è destinata a fronteggiare le emergenze e a garantire continuità a misure già esistenti.

ZES unica, 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027

Il principale intervento quantificato per incentivi agli investimenti produttivi in senso stretto delle imprese riguarda il credito d’imposta per la ZES unica. Il DDL di bilancio non modifica le regole di accesso all’agevolazione, ma interviene esclusivamente sulle risorse disponibili.

L’articolo 85 in particolare aumenta la dotazione della misura a 2,4 miliardi di euro per il 2027 e 1,25 miliardi per il 2028.

Si tratta di un rafforzamento significativo rispetto a quanto già previsto dalla legge di bilancio 2026, che aveva stanziato un miliardo per il 2027 e 750 milioni per il 2028.

Le nuove risorse ammontano quindi a 1,4 miliardi aggiuntivi nel 2027 e 500 milioni nel 2028, per un incremento complessivo di 1,9 miliardi nel biennio.

L’intervento conferma la centralità della ZES unica nella strategia di sostegno agli investimenti produttivi, attraverso un credito d’imposta che agevola l’acquisizione di beni strumentali e la realizzazione di nuovi insediamenti o l’ampliamento di attività produttive nelle aree ammesse.

Per le imprese si tratta di un segnale positivo, anche perché il rafforzamento di una misura già operativa consente di dare maggiore continuità alla programmazione degli investimenti.

Software in cloud, arriva l’incentivo fiscale richiesto da Confindustria

Una delle novità introdotte dal DDL di bilancio riguarda gli investimenti in software, con particolare attenzione alle soluzioni utilizzate attraverso contratti cloud.

L’articolo 12 – a cui abbiamo dedicato un articolo approfondito che potete leggere qui – prevede un credito d’imposta fino al 30% dei costi sostenuti per i canoni di abbonamento a servizi e soluzioni di cloud computing relativi all’utilizzo dei beni strumentali immateriali compresi nell’allegato F del Testo unico delle imposte sui redditi.

L’agevolazione riguarda i costi di competenza degli anni 2027, 2028 e 2029, ma la dotazione finanziaria è di appena 30 milioni di euro per ciascun anno, per un totale di 90 milioni nel triennio.

Il provvedimento sembra quindi destinato a dare seguito a una richiesta avanzata da tempo da Confindustria.

Già nell’assemblea nazionale del 26 maggio, il presidente Emanuele Orsini aveva chiesto di estendere gli incentivi anche a software e cloud, ottenendo un’apertura dalla presidente del Consiglio. La questione era tornata al centro del dibattito il 12 ottobre, quando Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda, aveva annunciato l’intenzione di introdurre nella manovra una misura fiscale specifica per i software utilizzati tramite contratti cloud.

Il problema è noto. L’attuale disciplina dell’iperammortamento agevola gli investimenti in beni immateriali che rispettano determinati requisiti, ma non comprende i software utilizzati attraverso formule as-a-service, cioè tramite abbonamenti e canoni periodici.

Si tratta di un’esclusione rilevante, perché una quota crescente delle applicazioni aziendali, dai gestionali ai sistemi ERP e CRM fino a molte soluzioni di intelligenza artificiale, viene ormai proposta proprio attraverso questo modello.

Il nuovo credito d’imposta è dunque destinato a colmare una lacuna dell’attuale sistema di incentivi, ma con un perimetro preciso: sono agevolabili i servizi cloud riferiti agli stessi beni immateriali previsti dall’iperammortamento e non genericamente tutti gli abbonamenti software.

Il beneficio non concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e dell’IRAP ed è cumulabile con altre agevolazioni relative ai medesimi costi, purché il cumulo non superi la spesa sostenuta. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione.

Le modalità operative saranno definite da un decreto del Mimit, di concerto con il MEF, da adottare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il provvedimento dovrà stabilire anche le procedure di concessione necessarie per rispettare il limite di spesa annuale.

Resta quindi da capire come verrà gestita la ripartizione delle risorse qualora le richieste superino i 30 milioni disponibili ogni anno. Una dotazione che appare molto contenuta rispetto alla platea potenziale delle imprese interessate.

Voucher digitale per PMI e professionisti, nessuna misura nel DDL di Bilancio

Accanto alla questione del software in cloud, rimane aperto il tema di un incentivo specificamente dedicato alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese e degli studi professionali.

È il tema sul quale si sono mobilitate AssoSoftware, AIIP, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, proponendo lo strumento denominato Investo Digitale.

L’obiettivo è introdurre un contributo diretto, semplice e pluriennale, per sostenere gli investimenti in software, cloud, intelligenza artificiale e cybersecurity, comprendendo anche i servizi necessari all’adozione effettiva delle tecnologie, come implementazione, consulenza e formazione.

Secondo le stime dei promotori, la proposta potrebbe raggiungere oltre 578.000 beneficiari e attivare investimenti per 6,48 miliardi di euro in tre anni.

Come avevamo anticipato su Innovation Post, anche il Mimit stava lavorando a una misura ispirata a questa proposta, con un contributo a fondo perduto e verifiche sull’effettiva adozione delle soluzioni digitali.

Il punto importante è che questo strumento è diverso dal credito d’imposta per il software in cloud. Il suo obiettivo sarebbe infatti raggiungere soprattutto le imprese meno strutturate, che spesso non hanno la possibilità di beneficiare pienamente delle agevolazioni fiscali collegate agli investimenti.

Nel testo del DDL, tuttavia, non compare alcuna disposizione che istituisca il voucher Investo Digitale o un’altra misura analoga dedicata alla digitalizzazione di micro e piccole imprese e professionisti. La proposta rimane quindi, almeno per il momento, fuori dalla manovra. Potrebbe ancora trovare spazio attraverso un emendamento parlamentare oppure essere finanziata con un provvedimento distinto.

La misura non va inoltre confusa con il Voucher Cloud & Cybersecurity già disciplinato dal Mimit, il cui sportello per la presentazione delle domande aprirà il 10 novembre 2026.

Agricoltura 4.0, 160 milioni in più per il credito d’imposta

Tra le novità contenute nel DDL figura anche il rifinanziamento del credito d’imposta Agricoltura 4.0, introdotto dalla legge di bilancio 2026 per sostenere gli investimenti in beni strumentali tecnologicamente avanzati delle imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura. Qui potete trovare un articolo di approfondimento su questa misura.

La misura era stata finanziata con appena 2,1 milioni di euro annui nel triennio 2026-2028. L’articolo 88 del DDL lascia invariata la dotazione del 2026, ma porta gli stanziamenti a 82,1 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028, con un incremento complessivo di 160 milioni.

La norma estende inoltre esplicitamente il riferimento agli investimenti finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi delle strutture aziendali e dei processi produttivi.

Il credito d’imposta resta pari al 40% degli investimenti ammissibili fino a un milione di euro. Il DDL non modifica invece la scadenza del 28 settembre 2028 per effettuare gli investimenti, nonostante il riferimento a una proroga fino al 2029 contenuto nelle comunicazioni del Ministero dell’Agricoltura.

Iperammortamento: niente proroga al 2029

Un’altra questione destinata a restare in sospeso è quella della proroga dell’iperammortamento.

La misura, introdotta con la legge di bilancio 2026 nell’ambito del Nuovo Piano Transizione 5.0, è attualmente prevista per gli investimenti effettuati fino al 30 settembre 2028.

Il ministro Adolfo Urso ha però annunciato in più occasioni l’intenzione di estenderne la durata anche al 2029, con l’obiettivo di rendere l’incentivo uno strumento stabile di politica industriale.

Da ultimo, intervenendo il 26 ottobre all’assemblea di Confindustria Verona, Urso ha ribadito l’obiettivo di superare l’attuale orizzonte triennale, includendo anche gli anni successivi al 2028.

L’ipotesi circolata nelle scorse settimane prevedeva lo spostamento del termine per effettuare gli investimenti dal 30 settembre 2028 al 30 settembre 2029.

La proroga al 2029, tuttavia, non è prevista nel testo del disegno di legge di bilancio approvato dal Governo.

Resta da verificare se il Governo intenda introdurre l’estensione dell’iperammortamento durante l’esame parlamentare, dando così seguito agli impegni assunti dal ministro Urso nelle scorse settimane.

Altre misure: raddoppia la ritenuta tra imprese e si stringono le compensazioni

Accanto alle misure di sostegno il DDL contiene alcune norme fiscali destinate a pesare sulla gestione finanziaria delle imprese. La più rilevante è l’articolo 35, che raddoppia le aliquote della ritenuta d’acconto sui pagamenti tra imprese introdotta dalla legge di bilancio 2026. Chi salda una fattura per cessioni di beni o prestazioni di servizi dovrà trattenere l’1% dell’imponibile nel 2028, anziché lo 0,5%, e il 2% a partire dal 2029, anziché l’1%.

La ritenuta è un acconto sulle imposte dovute dal fornitore, ma sottrae liquidità per tutto il tempo che separa l’incasso della fattura dallo scomputo in dichiarazione. Per le imprese che lavorano con margini ridotti, come la distribuzione o la subfornitura, il 2% del fatturato rischia inoltre di superare le imposte effettivamente dovute, generando crediti da recuperare. Restano esclusi i soggetti che hanno aderito al concordato preventivo biennale o al regime di adempimento collaborativo.

Va nella stessa direzione l’articolo 36, che abbassa da 50.000 a 30.000 euro la soglia oltre la quale scatta il divieto di compensazione per chi ha debiti fiscali iscritti a ruolo o affidati all’agente della riscossione, scaduti e non sospesi. Era stata la legge di bilancio 2026 a dimezzare la soglia, che prima era di 100.000 euro. La stretta tocca da vicino anche gli incentivi descritti in precedenza, perché i crediti d’imposta ZES, Agricoltura 4.0 e quello per il software in cloud possono essere utilizzati esclusivamente in compensazione.

Meno visibile, ma rilevante per la politica industriale, è l’effetto dell’articolo 135. La norma rimodula la spesa in conto capitale dei ministeri, riducendola nel triennio 2027-2029 e aumentandola in quello successivo. Per il programma “Incentivazione del sistema produttivo” del MIMIT gli allegati 5 e 6 indicano riduzioni di 74,1 milioni nel 2027, 64,1 milioni nel 2028 e 65,4 milioni nel 2029, mentre tra il 2030 e il 2032 vengono restituiti appena 22 milioni. Ne risulta un taglio netto di circa 180 milioni, che riguarda quasi interamente autorizzazioni di spesa fissate per legge, cioè misure di incentivazione già finanziate. Quali siano lo chiarirà la relazione tecnica.

Slittano invece di altri sei mesi, dal 1° gennaio al 1° luglio 2027, la plastic tax e la sugar tax, le imposte sul consumo dei manufatti in plastica con singolo impiego e delle bevande analcoliche edulcorate. Per le filiere del packaging e del beverage è l’ennesimo rinvio di due imposte istituite dalla legge di bilancio 2020 e mai entrate in vigore.

L’articolo 13 riapre infine i termini per l’assegnazione agevolata ai soci e per la trasformazione in società semplice. L’agevolazione riguarda gli immobili non utilizzati direttamente nell’attività e i beni mobili registrati non strumentali. Le operazioni vanno concluse entro il 30 settembre 2027, con un’imposta sostitutiva dell’8% sulla differenza tra valore normale e costo fiscale (10,5% per le società non operative), del 13% sulle riserve in sospensione d’imposta annullate e con l’imposta di registro dimezzata. Per gli imprenditori individuali torna l’estromissione agevolata degli immobili strumentali posseduti al 30 settembre 2026, da effettuare tra il 1° gennaio e il 31 maggio 2027.

L’articolo 14 consente invece alle società di rivalutare nel bilancio 2026 gli immobili d’impresa, escluse le aree fabbricabili e gli immobili merce. Il maggior valore viene riconosciuto ai fini fiscali dal terzo esercizio successivo, pagando un’imposta sostitutiva dell’8% per gli immobili ammortizzabili e del 4% per quelli non ammortizzabili. Il saldo attivo di rivalutazione può essere affrancato con un ulteriore 10%.

Energia, 6 miliardi per le bollette delle imprese ma dal 2028 e con l’obbligo di reinvestirli

Sulla carta il capitolo più consistente per le imprese è quello sull’energia. Gli articoli 82 e 83 istituiscono due regimi temporanei di sostegno al costo dell’elettricità, uno per le PMI non energivore e uno per le imprese energivore, per circa 6 miliardi complessivi tra il 2027 e il 2030. Lo Stato mette 1 miliardo nel 2027 e 2,43 miliardi nel 2028. I 2,6 miliardi del 2029 e del 2030 arrivano invece dalla componente degli oneri generali di sistema destinata alle rinnovabili, quindi dalle bollette di tutti i consumatori.

Il meccanismo è lo stesso per le due platee. L’aiuto può coprire fino al 50% del prezzo medio all’ingrosso della zona di offerta e su non più del 50% dei consumi annui: nel caso più favorevole vale quindi un quarto del costo all’ingrosso dell’energia consumata, che è solo una parte della bolletta. I consumi agevolabili sono quelli del 2028, 2029 e 2030. Per le PMI il DDL stanzia però 1 miliardo già nel 2027: un punto su cui servirà un chiarimento del MASE, perché così com’è scritta la norma non tocca le bollette del prossimo anno.

La condizione è che chi riceve l’aiuto deve destinare almeno l’intero importo a investimenti aggiuntivi di decarbonizzazione avviati dopo la domanda: autoproduzione da rinnovabili, accumuli, efficienza energetica, elettrificazione dei processi, pompe di calore, recupero di calore, gestione intelligente dei consumi. Per le energivore valgono anche i contratti di lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile, l’idrogeno e la flessibilità della domanda. Le PMI hanno 36 mesi dalla concessione per completare gli interventi. Il GSE verifica gli adempimenti, per le PMI anche tramite le Camere di commercio, e in caso di inadempienza riduce o recupera l’aiuto con gli interessi. Per una piccola impresa significa anticipare risorse proprie almeno pari al contributo: chi non ha un investimento pronto rischia di restare fuori.

L’asticella è più alta di quella tedesca. La Germania applica dal 2026 la stessa sezione 4.5 della disciplina europea sugli aiuti di Stato per l’industria pulita (CISAF) e chiede alle imprese beneficiarie di reinvestire il 50% dell’aiuto. Il DDL richiama espressamente il CISAF solo per le energivore. Per le PMI non energivore fa un generico rinvio alle regole europee, e l’autorizzazione di Bruxelles, necessaria per entrambe le misure, non è scontata. Le regole attuative arriveranno con decreti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, entro 30 giorni dall’entrata in vigore per le PMI ed entro 90 per le energivore.

Il capo energia contiene anche altre misure che interessano le imprese. L’articolo 79 prevede contributi in conto capitale fino al 40% per i nuovi impianti fotovoltaici fino a 1 MW che accedono al meccanismo FER X, nel limite di 3 GW: 800 milioni nel 2028 a carico dello Stato e 200 milioni l’anno nel 2029 e nel 2030 a carico delle bollette. L’articolo 78 stabilisce che tra il 50 e l’80% della produzione degli impianti idroelettrici esistenti sia venduta al GSE con contratti per differenza a due vie di durata ventennale, i cui proventi andranno a ridurre gli oneri generali di sistema. L’articolo 81 incentiva il biometano anche per gli usi industriali difficili da decarbonizzare.

Una parte del conto ricade sulle imprese energetiche: l’articolo 21 aumenta la loro aliquota IRAP di 5 punti nel 2027 e di 3 punti nel 2028 e nel 2029, con il divieto di trasferire il maggior onere sui prezzi. Il quadro va infine letto alla luce della flessibilità chiesta a Bruxelles. L’articolo 76 lega gli interventi degli articoli da 77 a 83 alla clausola di salvaguardia nazionale.

Lavoro, prorogati i bonus assunzioni e detassati turni e rinnovi

Sul fronte del lavoro l’articolo 42 proroga al 31 dicembre 2027 gli esoneri contributivi del decreto Primo maggio (DL 62/2026) per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, giovani e lavoratori nella ZES unica. L’incentivo si estende anche alle stabilizzazioni dei contratti a termine avviati tra maggio e novembre 2026, con risorse aggiuntive per circa 870 milioni tra il 2027 e il 2029. Per il 2027 l’articolo 43 rafforza inoltre la maxi-deduzione del costo dei nuovi assunti: la maggiorazione, oggi pari al 20% (30% per le categorie svantaggiate), sale all’80% per le lavoratrici madri e al 40% per gli under 36.

Le imprese che lavorano su turni sono interessate dall’articolo 7, che estende al 2027 l’imposta sostitutiva del 15% su maggiorazioni e indennità per lavoro notturno, festivo e a turni. L’agevolazione vale fino a 1.500 euro annui per i dipendenti con redditi fino a 40.000 euro. L’articolo 6 applica infine un’imposta sostitutiva del 5% agli aumenti retributivi dei rinnovi contrattuali corrisposti nel 2027 ai lavoratori del settore privato con redditi fino a 33.000 euro.

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