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Un Programma Nazionale per la Competitività delle Micro e Piccole Imprese, la proposta del CIM 4.0


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Presentato a Roma il Position Paper del CIM 4.0: un piano quinquennale da 50 milioni di euro all’anno basato su co-investimenti pubblico-privati per rilanciare la produttività e la crescita dimensionale delle micro e piccole imprese italiane.

Pubblicato il 24 set 2026



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Colmare il divario di produttività e di competitività globale delle micro e piccole imprese italiane, dimostrando che la crescita dimensionale e la produttività non sono obiettivi alternativi ma complementari per rafforzare il tessuto manifatturiere nazionale: è questo l’obiettivo del Position Paper presentato dal Competence Center CIM 4.0 presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”.

La fotografia del tessuto produttivo italiano e il divario dimensionale

Il documento parte da una fotografia attualizzata del tessuto produttivo nazionale, evidenziando che il 99,4% delle imprese manifatturiere ha una dimensione medio-piccola e che l’81,3% conta meno di 10 addetti. È su questa fascia dimensionale che emerge un forte divario di produttività rispetto alle medie e grandi aziende, reso ancora più complesso da fattori esogeni come l’instabilità economica e geopolitica che frammentano gli investimenti.

La tesi centrale dimostra che produttività e crescita dimensionale non sono obiettivi alternativi. Una simulazione quantifica la differenza su un orizzonte di 10 anni: a parità di risorse impiegate, lo stesso guadagno di produttività produce una crescita del valore aggiunto manifatturiero del 21,1% se le imprese restano nella propria classe dimensionale, e del 30% se una quota di esse supera le soglie e cresce, determinando una differenza di 23 miliardi di euro.

La proposta di CIM 4.0: un Programma Nazionale per la Competitività delle Micro e Piccole Imprese 2027-2031

Superando la sola logica di erogazione pubblica di risorse e incentivi funzionali in prevalenza ad acquisire nuova tecnologia, implementando gli impianti e formando il capitale umano, il CIM propone un Programma Nazionale per la Competitività delle Micro e Piccole Imprese 2027-2031 centrato su un modello di co-investimento tra pubblico e privato, in cui il finanziamento statale si attiva in proporzione alla capacità di attrarre risorse private e generare valore, prendendo come riferimento l’esperienza dei Fraunhofer-Institute tedeschi.

Attraverso un DPCM, su proposta del MIMIT, di concerto con MEF e MASE, si propone l’istituzione di un programma quinquennale che, con una dotazione minima garantita di almeno 50 milioni di euro annui, stabilizzi dotazioni, strumenti e obiettivi misurabili, per la competitività e la trasformazione industriale delle MPMI.

Il Piano costituisce la cornice sovraordinata entro cui si collocano sette proposte operative inserite all’interno di tre assi prioritari.

Il primo asse riguarda la crescita dimensionale e la scala d’impresa, per consentire alle realtà produttive di crescere, aggregarsi, aprirsi a nuovi mercati e attrarre capitali, eliminando gli scalini fiscali e amministrativi tra classi dimensionali e abilitando l’aggregazione delle MPMI per favorire la crescita esterna, la diversificazione e l’accesso al capitale di rischio.

Il secondo asse si concentra su efficienza, innovazione e competenze, rafforzando gli strumenti che permettono alle imprese di adottare nuove tecnologie, semplificando l’accesso agli incentivi attraverso un sistema unitario, un Servizio Nazionale di Orientamento e Accompagnamento, un Contratto di Innovazione Integrata basato sul principio test before invest e un apposito Voucher Formazione-Innovazione.

Il terzo asse punta sulla misurazione delle politiche pubbliche mediante l’istituzione di un unico Sistema Nazionale di Misurazione degli Impatti della Digitalizzazione e della Trasformazione, gestito da un soggetto terzo e indipendente come l’Istat, e l’introduzione di un Meccanismo di Finanziamento Proporzionale al Co-investimento sul modello un terzo pubblico e due terzi privati, con i Competence Center nel ruolo di protagonisti analogamente ai Fraunhofer tedeschi.

Nessuna delle proposte richiede la creazione di nuovi enti, poiché il documento indica per ciascuna il veicolo normativo, l’ordine di grandezza dei costi e la collocazione nella sequenza di attuazione.

Un ruolo centrale in questo processo lo assumono i Competence Center Nazionali, veri orchestratori tecnologici idonei a connettere le micro e piccole imprese ai capi-filiera, alle Università, alle Camere di commercio, agli EDIH, agli ITS, ai Poli di Innovazione, all’AI4I, ai fornitori tecnologici e al mondo finanziario e bancario, riducendo i tempi di accesso alla sperimentazione nel rispetto di una rigorosa neutralità tecnologica e commerciale.

Le proposte sviluppate partono dalla necessità di fare sistema per far convergere le risorse verso una direzione comune, assicurando continuità, coordinamento e responsabilità sui risultati.

“La politica industriale italiana ha bisogno di sapere, in modo continuo, quante imprese è riuscita a rendere più produttive, più grandi, più tecnologiche e più competitive sui mercati globali. Per riuscirci deve anzitutto misurare l’efficacia dei propri interventi e concentrare le risorse dove producono più risultati”, ha dichiarato Enrico Pisino, CEO del Competence Center CIM 4.0.

“Il CIM, Competence Center nazionale sostenuto dal MIMIT, con questo Position Paper intende mostrare ai decisori pubblici e agli stakeholder istituzionali che trasformare la spesa pubblica in crescita è possibile, e che è possibile farlo raggiungendo anche le micro e le piccole imprese”, aggiunge.

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