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Controlli non distruttivi, l’innovazione tecnologica non cancella la centralità dell’operatore



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A Verona dal 15 al 19 giugno torna in Italia dopo 42 anni la Conferenza Europea sui Controlli Non Distruttivi (ECNDT). La manifestazione fa il punto sulla svolta digitale tra droni e AI, riaffermando il valore delle competenze umane e dei percorsi di qualifica professionale. Intervista a Ezio Tuberosa, Presidente di AIPnD

Pubblicato il 3 giu 2026



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Il ritorno in Italia della Conferenza Europea sui Controlli Non Distruttivi (ECNDT), che si terrà a Verona dal 15 al 19 giugno, segna una svolta attesa da quarantadue anni, da quando l’ultima edizione italiana si tenne a Firenze nel 1984.

L’appuntamento accende i riflettori su un comparto che opera come il vero e proprio sistema nervoso dell’industria moderna, garantendo l’integrità e la sicurezza di infrastrutture critiche, come ponti e reti ferroviarie, oleodotti e elettrodotti e la conformità di prodotti che spaziano dall’aerospazio fino all’agroalimentare, senza che i manufatti controllati debbano essere distrutti o alterati per il test.

L’obiettivo dell’evento è riunire i migliori esperti, accademici e professionisti a livello internazionale per condividere innovazione, ricerca e tecnologie all’avanguardia per il futuro delle ispezioni e del controllo qualità.

In vista di questo appuntamento abbiamo intervistato Ezio Tuberosa, Presidente di AIPnD (Associazione Italiana Prove Non Distruttive Monitoraggio Diagnostica e Laboratori di Prova), del CICPND e Vicepresidente della Federazione Europea (EFNDT) per fare il punto su come l’innovazione stia trasformando il settore e quali sono le sfide ancora da superare affinché il valore di questo settore venga davvero percepito, non solo dagli esperti, ma soprattutto da chi detiene il potere decisionale e dal grande pubblico.

Dai trasporti all’agroalimentare: la capillarità delle prove non distruttive

Il campo di applicazione delle prove non distruttive attraversa in modo trasversale l’intero apparato produttivo e civile. Le verifiche radiografiche, ultrasonore o magnetoinduttive non si limitano alle applicazioni tradizionali dell’industria pesante o della petrolchimica, ma regolano silenziosamente la sicurezza delle attività quotidiane.

“Dagli assili dell’alta velocità ai componenti aeronautici, l’affidabilità delle nostre infrastrutture critiche poggia su un’architettura invisibile di controlli. La diagnostica avanzata non serve solo a prevenire il guasto, ma a garantire l’integrità e la vita residua di asset che sono fondamentali per la competitività e la sicurezza del sistema industriale”, spiega Tuberosa.

Il raggio d’azione della diagnostica non distruttiva si estende fino al controllo qualità della filiera agroalimentare. Un esempio concreto è l’applicazione degli ultrasuoni per l’ispezione interna delle forme, di un formaggio italiano molto rinomato nel mondo, dove la tecnologia diagnostica permette di individuare bolle d’aria interne che comprometterebbero la maturazione e la qualità del prodotto, operando con la stessa logica di una sonda ecografica in campo medico.

A fronte di una simile pervasività, il comparto sconta un forte paradosso legato alla mancanza di una diffusa cultura della sicurezza e dell’affidabilità. La scarsa conoscenza delle prove non distruttive accomuna la collettività e, in modo ben più critico, gli stessi percorsi formativi universitari, sebbene negli ultimi tempi il sistema accademico italiano stia iniziando a strutturare programmi specifici.

“Il dato più critico non è la scarsa conoscenza del settore tra i non addetti ai lavori, ma il fatto che la materia sia ancora ai margini della formazione ingegneristica superiore. Manca una percezione chiara del valore espresso da questa disciplina, la cui assenza diventa evidente solo nel momento in cui si verificano cedimenti strutturali o incidenti di grave entità”, aggiunge.

La rivoluzione sul campo: l’efficienza dei droni e le prospettive dell’AI

L’evoluzione tecnologica recente ha impresso un’accelerazione senza precedenti alle metodologie ispettive, superando i limiti dei controlli tradizionali. Tra le soluzioni che stanno ridefinendo le operazioni sul campo, l’impiego dei droni rappresenta lo strumento con il maggiore impatto immediato nei processi di monitoraggio.

I droni permettono infatti di effettuare rilievi dettagliati su infrastrutture complesse o situate in posizioni impervie, riducendo drasticamente i rischi per gli operatori ed evitando costosi fermi d’impianto. Le ispezioni visive e strumentali condotte tramite vettori aerei consentono di analizzare lo stato di conservazione di ampie superfici in tempi ridotti, ottimizzando la pianificazione degli interventi manutentivi.

“L’utilizzo dei droni ha ampliato in modo straordinario la nostra capacità di ispezione su strutture critiche come le grandi dighe, ponti e viadotti o i tralicci degli elettrodotti. In passato l’ispezione di un palo dell’alta tensione richiedeva la sospensione del servizio sulla linea e l’arrampicata del tecnico ad altezze elevate. Oggi il drone permette di esaminare i punti caldi e i fenomeni di corrosione a impianto attivo e in totale sicurezza”, spiega Tuberosa.

L’orizzonte dell’innovazione guarda con forte interesse anche all’integrazione dell’intelligenza artificiale e del machine learning, sebbene l’applicazione di tali tecnologie si trovi ancora in una fase iniziale rispetto ad altri settori industriali.

Il potenziale maggiore risiede nella diagnostica predittiva, dove i modelli computazionali possono supportare l’analisi dei dati storici provenienti da reti di monitoraggio continuo per anticipare i meccanismi di degrado dei materiali. Nell’ispezione di condotte estese o di componenti soggetti a stress ciclici, l’elaborazione algoritmica può affiancare gli specialisti fornendo indicazioni utili per calibrare la frequenza e la tipologia dei controlli successivi.

“Nel nostro comparto l’AI si trova ancora agli albori, ma lo sviluppo metodologico è costante”, aggiunge Tuberosa. “L’incrocio di migliaia di variabili ambientali e operative, come i picchi termici o le sollecitazioni meccaniche subite da una tubazione sottomarina o da una fune, offrirà suggerimenti preziosi per stabilire con accuratezza scientifica tempi e metodi del controllo, lasciando però sempre all’elemento umano la responsabilità del giudizio definitivo”.

La transizione verso modelli predittivi automatizzati non deve quindi essere confusa con una progressiva disintermediazione del tecnico. Se da un lato i sistemi di machine learning eccellono nel riconoscere pattern ricorrenti e anomalie macroscopiche all’interno di moli imponenti di dati, dall’altro l’incertezza della misura e le variabili ambientali non standardizzabili richiedono una forma di intelligenza critica e contestuale che appartiene esclusivamente all’uomo.

L’esperienza e il know-how del tecnico sul campo portano nel processo decisionale un patrimonio che gli algoritmi non possono replicare. La tecnologia diventa così un potente amplificatore delle capacità umane, ma la sintesi finale e, soprattutto, la scelta d’azione ottimale restano saldamente legate alla centralità insostituibile del professionista, che però sia qualificato e certificato.

Trasformare la sicurezza da obbligo burocratico a valore strategico integrato nel ciclo produttivo

L’equilibrio tra investimenti in sicurezza e logiche di bilancio rappresenta uno dei nodi più complessi per il management industriale.

Le attività ispettive e i controlli non distruttivi vengono talvolta percepiti all’interno dei bilanci aziendali come un centro di costo gravoso o come un elemento di complessità per la continuità operativa, poiché l’esecuzione dei test può richiedere la temporanea sospensione delle linee o il fermo dei macchinari.

Una visione che trascura il fatto che l’omissione o il rinvio delle verifiche espone l’azienda a rischi critici, sia in termini di responsabilità civili e penali sia di danni economici legati a guasti imprevisti.

“La programmazione dei controlli richiede una forte cultura aziendale, poiché l’arresto temporaneo di un impianto efficiente per le verifiche strutturali viene talvolta vissuto come un elemento di rallentamento della produttività”, spiega Tuberosa. “È fondamentale superare l’idea che la prevenzione sia solo un onere e comprendere che la pianificazione accurata dei test è lo strumento principale per tutelare il valore degli asset nel lungo periodo, evitando fermi macchina d’emergenza ben più onerosi”.

Ezio Tuberosa, Presidente di AIPnD

La radice del problema risiede spesso nell’asimmetria normativa che regola le diverse filiere. Se in settori altamente regolamentati come l’aviazione commerciale i costruttori impongono scadenze rigide e vincolanti per il controllo e la sostituzione dei componenti, in altri ambiti infrastrutturali la frequenza delle verifiche è lasciata alla discrezionalità tecnica dei gestori.

Per strutture critiche come le grandi condotte idroelettriche, la mancanza di prescrizioni legislative stringenti sposta l’intera responsabilità sulla coscienza etica e sulla competenza dei responsabili d’impianto. La sfida tecnologica e culturale consiste quindi nel trasformare la sicurezza da obbligo burocratico a valore strategico integrato nel ciclo produttivo.

Competenze certificate e nuove tecnologie: la sfida degli standard tecnici

L’efficacia della transizione tecnologica nell’ispezione industriale dipende, in ultima analisi, dall’elemento umano.

“Nonostante la crescente automazione delle procedure e la digitalizzazione dei segnali, l’interpretazione dei dati raccolti sul campo e la validazione finale dei report rimangono vincolate alla competenza dell’operatore”, spiega il Vicepresidente della Federazione

La garanzia di affidabilità del sistema poggia sulla rigorosa applicazione della norma internazionale ISO 9712, (Non-destructive testing – Qualification and certification of NDT personnel) che definisce i parametri globali per l’istruzione, la qualificazione e la certificazione del personale addetto alle prove non distruttive.

Il quadro normativo assicura che i tecnici seguano percorsi formativi standardizzati e superino esami specifici per ciascuna metodologia utilizzata, posizionando le competenze su tre livelli crescenti di specializzazione professionale.

Il rapido avanzamento tecnologico genera tuttavia un divario evidente tra le soluzioni digitali disponibili e i tempi di recepimento dei quadri normativi coordinati.

Lo sviluppo di nuove modalità ispettive corre a una velocità superiore rispetto all’aggiornamento degli standard di certificazione ufficiali. Un esempio emblematico è rappresentato dall’assenza di schemi di certificazione specifici per le figure professionali incaricate di validare i dati complessi generati dai droni o dai sensori di monitoraggio continuo.

“L’evoluzione dell’elettronica e dell’informatica industriale richiede competenze tecniche in costante aggiornamento, ma le normative di riferimento faticano a tenere il passo”, commenta Tuberosa. “Attualmente assistiamo a un vuoto normativo per cui non è ancora codificato il livello di qualificazione ufficiale richiesto a chi deve analizzare ed emettere un report basato sulle immagini o sui rilievi strumentali eseguiti da un drone. Il rischio concreto è che la tecnologia corra da sola, lasciando il settore privo di quelle regole condivise che sono necessarie per evitare l’improvvisazione e garantire l’assoluta affidabilità delle verifiche”.

Verona 2026: un ponte tra progresso scientifico e cultura

La Conferenza Europea sui Controlli Non Distruttivi, in programma a Verona dal 15 al 19 giugno, si configura come il momento di sintesi per osservare lo stato dell’arte e le traiettorie future del monitoraggio industriale.

L’evento esce dai confini tradizionali del continente per accogliere una platea globale in rappresentanza di 54 paesi, portando alla 14°conferenza europea numeri record con oltre 800 memorie scientifiche accettate e circa 300 espositori internazionali, su oltre 20.000 m2 presso i padiglioni 11 e 12 di Verona Fiere.

Numeri che trasformano la manifestazione in un punto di riferimento per le tecnologie abilitanti della sicurezza. I partecipanti avranno l’opportunità di confrontarsi direttamente con le innovazioni applicate attraverso un’agenda che riflette lo spostamento verso i modelli predittivi.

Tra i filoni principali spiccano i workshop e le sessioni dedicate alla NDE 4.0, all’uso avanzato di droni in ambito industriale e civile, al monitoraggio continuo della salute strutturale e all’integrazione dei dati ispettivi con i modelli digitali di fabbrica e i sistemi informativi aziendali.

L’approccio organizzativo Italiano ha saputo valorizzare non soltanto il rigore scientifico della manifestazione, ma anche il patrimonio storico della città ospitante.

Il programma tecnico viene infatti integrato da momenti di rilievo culturale pensati per favorire le relazioni internazionali e il networking istituzionale. Il momento centrale di questa sinergia sarà l’evento speciale programmato all’Arena di Verona per la serata di mercoledì 17 giugno. I delegati e gli specialisti del settore potranno assistere alla recita dell’Aida di Giuseppe Verdi.

Una scelta organizzativa che unisce idealmente l’eccellenza della tecnologia globale con l’unicità dell’ospitalità italiana, dimostrando come la cooperazione scientifica internazionale possa integrarsi con il valore culturale del territorio.

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