L’integrazione delle tecnologie avanzate all’interno dei siti produttivi non può risolversi in un semplice aggiornamento degli strumenti digitali, ma deve essere accompagnata da una revisione strutturale degli ambienti di lavoro.
L’aumento degli investimenti in robotica avanzata è un segnale di come le aziende stanno affrontando alcuni trend di cambiamento strutturali che interessano la manifattura, come la carenza di manodopera e il mismatch di competenze.
Le proiezioni demografiche sull’Italia confermano infatti che la nostra è ormai una “super aging society” – dove oltre il 20% della popolazione ha più di 65 anni – e che da qui al 2030 l’Italia potrebbe perdere, secondo le stime, circa 150.000 lavoratori l’anno.
Ma se le fabbriche del futuro saranno fabbriche altamente automatizzate, allora occorre ripensare la stessa progettazione della fabbrica per adattarla alle tecnologie di automazione. La fabbrica del futuro sarà quindi una fabbrica “verticale”.
“Non serve a nulla avere un’AI che assista la manutenzione se l’impianto non è progettato per essere accessibile in modo nuovo”, spiega Gianluigi Viscardi, Presidente del Cluster Fabbrica Intelligente.
In occasione del suo intervento all’evento “Il robot oggi: vero protagonista della fabbrica intelligente” organizzato da Siri nell’ambito della Fiera A&T di Torino, Viscardi delinea i suoi principi per la fabbrica intelligente, tracciando la roadmap per l’implementazione.
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Ridisegnare le fabbriche per integrare AI e robotica
L’integrazione di robotica e AI in ambienti concepiti per l’operatività umana del secolo scorso genera inefficienze strutturali. Inserire sistemi avanzati in architetture obsolete impedisce di trarre il massimo vantaggio dall’automazione.
L’impiego dei robot umanoidi risulta emblematico in tal senso poiché la loro introduzione nelle catene produttive non può limitarsi alla sostituzione di una mansione.
L’adozione di simili tecnologie richiede, al contrario, una valutazione radicalmente diversa degli spazi, dell’accessibilità e delle modalità operative.
“A poco serve pensare di utilizzare l’umanoide nelle catene produttive se poi non ne viene valutata in modo corretto l’accessibilità in termini di spazi e operatività”, afferma Viscardi.
La transizione verso la fabbrica intelligente non si realizza per semplice addizione di componenti, ma attraverso una metamorfosi degli ambienti che accolgano la tecnologia come parte integrante del progetto originario.
La visione della fabbrica verticale per ottimizzare costi e processi interni
L’idea della fabbrica verticale si configura come una proposta per superare l’inefficienza derivante dall’integrazione di tecnologie avanzate in strutture architettoniche obsolete.
“L’Italia occupa la terza posizione globale per la robotica ma si ferma al diciannovesimo posto per l’adozione di AI industriale. Ridisegnare lo spazio fisico costituisce l’opportunità per applicare la creatività tipica del Made in Italy alla generazione di valore industriale, andando oltre la mera ottimizzazione dei processi”, aggiunge.
Viscardi descrive un modello dove la configurazione dell’edificio viene interamente ripensata per ottimizzare i flussi. In tale architettura, la materia prima entra nella struttura dal livello più alto per poi scendere attraverso i vari piani durante le diverse fasi di montaggio. Il processo produttivo termina alla base dell’edificio, dove il prodotto finito risulta disponibile per la spedizione.
Per attuare una simile visione occorre modificare la struttura stessa degli edifici e delle macchine, superando la prassi di aggiungere semplicemente sensori o software a impianti preesistenti.
Un esempio significativo riguarda il ridisegno delle volumetrie funzionali: “Nel momento in cui non è più richiesto l’accesso costante di un operatore umano, le macchine possono essere progettate con un’altezza ridotta, arrivando a soli 20 centimetri”, spiega.
Una simile contrazione degli spazi permette di ripensare il volto della manifattura e la gestione delle superfici. La fabbrica verticale diventa così l’ambiente atto ad accogliere l’AI fisica e la robotica, garantendo un’accessibilità ottimale per i nuovi sistemi automatizzati.
Le caratteristiche della fabbrica intelligente e i sette pilastri
La visione della manifattura avanzata poggia quindi su principi strutturali che integrano tecnologia e valore umano.
Il Cluster Fabbrica Intelligente ha definito le direttrici fondamentali per orientare lo sviluppo industriale verso modelli più competitivi:
- Personalizzazione della produzione attraverso l’impiego di materiali innovativi che permettono di realizzare beni su misura per le esigenze del mercato
- Sostenibilità industriale incentrata sulla gestione circolare delle risorse per minimizzare gli sprechi e ottimizzare l’efficienza energetica
- Valorizzazione delle persone per favorire l’interazione uomo-macchina e il benessere dei lavoratori attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale +1
- Qualità superiore orientata ai sistemi zero difetti con controlli predittivi e logistica degli impianti integrata
- Processi produttivi innovativi basati sull’applicazione di micro e nanotecnologie
- Produzione intelligente capace di evolversi in modo resiliente attraverso l’analisi dei modelli basati sui dati
- Cyber security garantita da infrastrutture cloud sicure per la gestione efficace di filiere distribuite
Le cinque leggi per l’implementazione industriale
La transizione verso modelli di produzione avanzati richiede il rispetto di parametri strategici definiti per guidare la crescita delle imprese.
Viscardi delinea cinque direttrici fondamentali per trasformare la manifattura nazionale in un sistema realmente competitivo.
“Dobbiamo fare appello al nostro DNA industriale, quello del Made in Italy, e alla nostra creatività riconosciuta a livello internazionale”, spiega.
La generazione di valore reale deve prevalere sulla semplice ricerca dell’efficienza dei costi, orientando le aziende verso la creazione di modelli di business innovativi.
Risulta determinante adottare un approccio di sistema che superi le logiche di frammentazione, favorendo la collaborazione tra realtà produttive, centri di ricerca e istituzioni.
La formazione delle nuove generazioni, spiega il presidente, dovrebbe ispirarsi allo spirito delle “botteghe del Rinascimento”, luoghi in cui la conoscenza viene trasformata in un patrimonio personale per rendere l’Italia un polo attrattivo.
L’urgenza d’intervento costituisce l’ultima condizione essenziale, data la necessità di colmare rapidamente il distacco nell’adozione dell’AI industriale per competere con i colossi globali.
“Dobbiamo agire subito perché tecnologie e competitività internazionale non aspettano i ritardatari”, avverte Viscardi.

















