Mercato macchine utensili stabile nel terzo trimestre, ma c’è preoccupazione per la manovra

Aumentano del 6,8% gli ordini sul mercato estero che vanno ad equilibrare il calo, del 15,3%, di quelli interni portando il risultato complessivo a una sostanziale stabilità. Sono questi i segnali che arrivano dall’indice degli ordini di macchine utensili del terzo trimestre 2018, elaborato dal Centro Studi di Ucimu-Sistemi per Produrre, che segnala uno scostamento del +0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno.

Un dato che, anche se denota un rallentamento degli investimenti in nuove tecnologie da parte degli utilizzatori italiani, deve essere messo comunque a confronto con un trimestre da record. Secondo il Presidente di UCIMU, Massimo Carboniero, era “difficile fare meglio di quanto avevamo fatto l’anno scorso.  Quello che possiamo dire è che la raccolta ordinativi, in Italia, al momento viaggia ancora su livelli soddisfacenti e la conferma arriva dai riscontri ottenuti alla Bi-Mu, la fiera di settore che si è tenuta poche settimane fa a Milano. Molti dei nostri clienti hanno aspettato Bi-Mu – ha spiegato – per definire i piani di investimento determinando così, almeno in parte, il ridimensionamento della raccolta ordini nel trimestre considerato”.

Manovra economica, Carboniero: “Preoccupati per il clima di incertezza”

A preoccupare gli operatori, quindi, non sono i numeri relativi agli investimenti ma il clima di incertezza attorno alla manovra economica, che potrebbe mettere un freno agli investimenti, sopratutto per le PMI. “Al di là delle ultime rilevazioni – continua Carboniero – ciò che preoccupa i costruttori italiani, e a ben guardare tutto il manifatturiero,  è l’incertezza che circola intorno ai provvedimenti che faranno parte della Manovra 2019 che si annuncia privata di misure importanti per il sostegno alla crescita, specialmente delle PMI, ossatura del nostro sistema industriale”.

Secondo i risultati dell’indagine realizzata da  Fondazione Ucimu-Eumetra, che era stata presentata lo scorso giugno, oltre la metà delle imprese metalmeccaniche non aveva fatto investimenti nell’ultimo anno e mezzo. Si tratta, principalmente, di piccole aziende che non hanno preso parte al processo di rinnovamento, anche digitale, dei macchinari e degli stabilimenti produttivi. “Se, come affermano le autorità di governo, sono le PMI al centro dell’agenda economica, allora – continua il Presidente – la manovra deve considerare anche l’aggiornamento dei coefficienti di ammortamento per i macchinari, il mantenimento del credito di imposta al 50% sul valore incrementale degli investimenti fatti dalle imprese in R&S e la Formazione 4.0”.

Luci e ombre nelle politiche per le PMI

Secondo il Presidente di Ucimu, comunque, non mancano segnali positivi che arrivano dal governo, come la proposta di inserire un sistema di coefficienti di iperammortamento a scaglioni, più alto per i piccoli investimenti e decrescente al crescere del valore dei nuovi acquisti, e la conferma di rifinanziamento della Nuova Sabatini che, anche se rivista, permette alle PMI di pagare gli investimenti in nuova tecnologia grazie i risultati della propria attività. 


“Al contrario, la sostituzione del superammortamento, che viene così eliminato, con l’introduzione della Mini Ires al 15% per premiare gli investimenti in nuove tecnologie di produzione non è sufficiente a garantire il prosieguo dell’attività di aggiornamento dei macchinari nelle fabbriche italiane se non viene accompagnata dalla revisione dei coefficienti di ammortamento fermi al 1988. Il mondo è cambiato – prosegue – le esigenze di chi produce pure, i tempi di obsolescenza dei beni con elevato contenuto tecnologico sono sempre più brevi, non possiamo più considerare attuali i coefficienti di ammortamento definiti 30 anni fa”.

Credito d’imposta R&S al 50% e formazione 4.0, per garantire la competitività 

Dal presidente, quindi, la richiesta di mantenere al 50% il credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, per assicurare la massima spinta delle aziende all’innovazione e garantire una maggiore competitività.  Occorre, infine, prevedere un sistema di incentivi alla formazione 4.0 che permetta, oltre al credito di imposta al 40% così come previsto attualmente e in scadenza a fine anno, anche un rimborso dei costi dei formatori, la voce di spesa più alta per una PMI.

“Grazie anche al piano Industria 4.0, abbiamo stabilimenti produttivi sicuramente più performanti e aggiornati rispetto a qualche anno fa – conclude Carboniero – ora dobbiamo formare il nostro personale per utilizzare al meglio questo upgrade tecnologico”.

Massimo Carboniero

Fabrizio Cerignale

Giornalista professionista, con in tasca un vecchio diploma da perito elettronico. Free lance e mobile journalist per vocazione, collabora da oltre trent’anni con agenzie di stampa e quotidiani, televisioni e siti web, realizzando, articoli, video, reportage fotografici. Giornalista generalista ma con una grande passione per la tecnologia a 360 gradi, da quella quotidiana, che aiuta a vivere meglio, alla robotica all’automazione.

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