I robot collaborativi sono spesso indicati come la nuova ‘terra promessa’ della robotica industriale, ma ricerca e innovazione, anche in questo campo, devono ancora fare grandi passi in avanti per rendere davvero a portata di mano tutte le potenzialità di questi sistemi Hi-tech.

Che migliorano anno dopo anno, e già permettono di fare cose avveniristiche fino a qualche decennio fa, ma non sono ancora in grado di rappresentare una svolta epocale e un cambiamento paradigmatico nell’automazione industriale. È quanto rileva l’ultima analisi del settore realizzata da Abi Research, società americana di consulenza tecnologica, specializzata nel mondo dell’innovazione e dell’Hi-tech.

I cobot, come vengono abbreviati questi robot collaborativi, hanno aperto le porte alla possibilità di collaborazione tra uomo e macchina senza la necessità di complesse infrastrutture di programmazione o di sicurezza esterna.

Lavorano fianco a fianco con l’uomo, i sensori e sistemi di rilevamento sempre più sofisticati di cui sono dotati gli permettono di arrestare subito qualsiasi operazione, e di adattarsi alle circostanze, in caso di pericolo per l’operatore o di altro imprevisto. Sono in genere bracci robotici industriali spesso più piccoli e più funzionali rispetto a molti robot tradizionali, ma non sempre è così. Per lo meno, non ancora.

“In realtà, il valore della robotica collaborativa attuale è un po’ più modesto di quanto venga spesso evidenziato da molti operatori del settore. I sistemi collaborativi non sono una rivoluzione nella robotica, ma sono invece una tecnologia parallela che ha alcuni vantaggi rispetto ai tradizionali bracci industriali, e alcuni svantaggi”, secondo il nuovo rapporto di Abi Research.

Gli ostacoli che frenano lo sviluppo di massa

“Dal 2008 in poi, i robot collaborativi sono stati adottati da molte aziende dinamiche e innovative di tutto il mondo a un ritmo febbrile”, rimarca Rian Whitton, senior analyst di Abi Research. Che sottolinea: “nonostante gli ancora notevoli limiti della tecnologia attuale, i vantaggi di un braccio robotico industriale più flessibile e meno costoso rappresentano un’ottima opzione per i produttori e le aziende che stanno lottando per investire grandi quantità di capitale in soluzioni di automazione complete”.

Ma mentre i fornitori di puro cobot “hanno fatto e stanno facendo ottimi affari, i pilastri della robotica industriale non hanno ancora capitalizzato questa opportunità, con le loro varie offerte di cobot troppo costose o troppo complicate da impiegare sul campo per ottenerne un’adozione di massa“.

Un fatturato di 5,8 miliardi di dollari entro il 2027

Abi Research prevede che i bracci robotici collaborativi raggiungano un fatturato annuo di 5,8 miliardi di dollari entro il 2027, di cui 2 miliardi di dollari dedicati alla produzione di componenti per l’industria automobilistica e meccanica.

L’analisi indica che “ci sono poi altre fonti di questo mercato e giro d’affari legate al software e all’End of Arm Tooling (Eoat, i sistemi di presa, per esempio), e i sistemi collaborativi diventeranno sempre più indistinguibili dai tradizionali bracci robotici industriali, aprendo potenzialmente il mercato a una valutazione molto più elevata”.

Ma per ora il settore deve ancora affrontare delle sfide. Ci sono oltre 50 grandi fornitori di robot collaborativi a livello internazionale, e in questo spazio di mercato altamente saturo, la mancanza di differenziazione tra i prodotti è un problema significativo.

Occorre innovare per restare sul mercato

“Alcuni fornitori sottolineano l’agilità che il loro sistema fornisce al braccio meccanico, altri si concentrano sul Controller intuitivo, e altri ancora sullo sviluppo di cobot con carichi utili più elevati, ma nel complesso l’innovazione hardware è stata finora limitata, e l’attuale ecosistema è troppo grande per evitare il consolidamento e la razionalizzazione nei prossimi anni”, rileva Whitton.

Lo specialista di Abi Research osserva: “uno dei fornitori più interessanti in questo settore, a livello internazionale, è attualmente Universal Robots, che è passato con notevole successo dall’essere un fornitore di bracci meccanici a essere un fornitore di piattaforme tecnologiche integrate, attraverso il loro ecosistema incubatore UR+. Questo ha contribuito a fornire più facilità d’uso e un sistema robotico centrale che può essere adattato con un’ampia pletora di sistemi di visione, applicazioni software e sistemi End of Arm Tooling. Mentre UR sta innovando a livello di piattaforma tecnologica, aziende come Precise Automation e Productive Robotics stanno sviluppando allo stesso tempo una meccatronica migliorata, che innova i sistemi collaborativi da zero, rendendoli più sicuri ed economici”.

“L’Asia supererà l’Europa come mercato chiave”

Nel mercato asiatico, Techman Robot di Taiwan e la coreana Doosan Robotics “stanno facendo notevoli progressi nel settore dell’elettronica, e l’Asia presto supererà l’Europa come mercato chiave per i sistemi collaborativi”. Tra i principali beneficiari di questa tendenza ci saranno fornitori cinesi come Siasun ed Elephant Robotics, che stanno sviluppando prodotti competitivi in termini di prezzo che si apriranno a un vasto mercato interno.

Più in generale, “non si dovrebbe pensare alla robotica collaborativa come un sostituto dei robot industriali tradizionali, ma come uno sviluppo tecnologico parallelo che alla fine convergerà”, indica l’analisi del settore: “innovazioni come la visione avanzata delle macchine, una migliore localizzazione, sensori tattili e meccatronica superiore permettono ai cobot di diventare più veloci senza trascurare la sicurezza”.

I progressi strategici nella robotica 5G, nella robotica Cloud e nell’AI edge-enabled renderanno superiori le prestazioni dei sistemi collaborativi multipli: “ciò consentirà gradualmente lo sviluppo di cobot che presentano i vantaggi dei bracci robotici industriali, pur mantenendo i vantaggi degli attuali sistemi collaborativi, tra cui facilità d’uso, ritorno degli investimenti, riprogrammabilità, ingombro ridotto e flessibilità”, prevede Whitton.

Stefano Casini

Giornalista specializzato nei settori dell'Economia, delle imprese, delle tecnologie e dell'innovazione. Dopo il master all'IFG, l'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Milano, in oltre 20 anni di attività, nell'ambito del giornalismo e della Comunicazione, ha lavorato per Panorama Economy, Il Mondo, Italia Oggi, TgCom24, Gruppo Mediolanum, Università Iulm. Attualmente collabora con Innovation Post, Corriere Innovazione, Libero, Giornale di Brescia, La Provincia di Como, casa editrice Tecniche Nuove. Contatti: stefano.stefanocasini@gmail.com

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