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Umanoidi, dalla Cina il 90% dei robot prodotti, ma il nodo restano le applicazioni in fabbrica



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La produzione globale di robot umanoidi è decuplicata in un solo anno grazie alla spinta di Pechino, che copre il 90% dell’offerta. Il mercato resta confinato a PoC e test di ricerca per l’addestramento dell’AI, con solo il 10% dei modelli impiegato in applicazioni reali. La vera svolta commerciale su larga scala è prevista solo dopo il 2032.

Pubblicato il 11 giu 2026



Humanoid Production by End Use Sector
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La produzione globale di robot umanoidi ha superato le 20.000 unità nel 2025, segnando un incremento di dieci volte rispetto alle meno di 2.000 unità registrate nel 2024. La stragrande maggioranza di questi modelli è stata però impiegata in attività di ricerca, raccolta dati e intrattenimento, con solo il 10% circa dei robot prodotti che ha trovato spazio in applicazioni reali.

Sono i dati che emergono dall’ultimo rapporto di Interact Analysis sui robot umanoidi “Humanoid Robots – 2026” che analizza lo stato dell’arte della tecnologia e gli scenari del mercato per i prossimi anni.

Il rapporto evidenzia come, sebbene la quota di robot umanoidi impiegata nei contesti reali sia aumentata – nel 2024 ammontava a poche decine di unità –, la crescita è stata alimentata più dall’ampliamento della base clienti e dalla diversificazione dei progetti pilota che da un vero e proprio scale-up commerciale.

Robot umanoidi, i progetti faticano a superare la fase pilota

Alla fine del 2025, la maggior parte dei progetti applicativi sul campo è rimasta confinata a dimostrazioni di fattibilità su scala ridotta.

Molte di queste iniziative sono state sostenute da sussidi governativi, investimenti strategici e partnership nella catena di fornitura, mentre mancano ancora progetti a lungo termine e su larga scala basati esclusivamente su logiche di profitto.

Anche se la riduzione dei costi e l’efficienza tramite l’automazione erano gli obiettivi iniziali di molti progetti pilota, quasi nessuno ha superato la fase di dimostrazione a breve termine o di operatività controllata e limitata.

Il funzionamento autonomo, il ritorno sull’investimento e la capacità di generalizzare l’esecuzione di compiti multipli sembrano formare un triangolo impossibile che i robot umanoidi non riescono ancora a scardinare.

La Cina domina la produzione mondiale

Pechino è stata il motore sia dell’offerta sia della prima adozione di robot umanoidi durante il 2025 (qui trovate la nostra guida ai robot che si possono già comprare).

In termini di produzione complessiva, la quota dei fornitori cinesi supera il 90%, mentre la parte restante è coperta in gran parte da produttori statunitensi.

Per quanto riguarda le adozioni, circa il 75% dei robot umanoidi è stato consegnato in Cina. Il divario tra la produzione interna e la domanda locale nel Paese si spiega principalmente con le vendite all’estero effettuate da diversi produttori cinesi, spinte soprattutto dalla ricerca accademica e dal settore dell’intrattenimento.

La concentrazione dei fornitori vede la Cina in prima fila, con i primi cinque produttori del 2025 tutti cinesi, capaci di coprire insieme circa il 70% della produzione globale. Aziende come Unitree e Agibot hanno prodotto e consegnato oltre 5000 unità ciascuna, superando insieme gli 11.000 robot e rappresentando più della metà del mercato globale.

L’attuale leadership è però figlia della domanda iniziale legata alla ricerca, inclusa la raccolta di dati per l’addestramento dell’AI fisica, oltre che di tentativi di ottenere visibilità mediatica e test guidati dalla curiosità.

Il forte supporto materiale fornito dal governo cinese è la ragione principale alla base dell’aggressiva espansione dei fornitori locali. Lo scenario competitivo è comunque tutt’altro che definitivo, dato che sia il mercato sia la tecnologia sottostante si trovano in una fase embrionale.

Il settore potrebbe subire profondi mutamenti dinamici con l’ingresso di attori consolidati provenienti da altri comparti, come i principali produttori di automobili e di elettronica di consumo.

Agli umanoidi serviranno più di cinque anni per la svolta commerciale

Il mercato continuerà a crescere con volumi annuali nell’ordine di migliaia di unità, e la quota di robot impiegati in applicazioni reali aumenterà gradualmente.

Nel breve termine, l’espansione non sarà guidata da considerazioni puramente commerciali, ma da numerosi progetti pilota su scala ridotta. I clienti saranno soprattutto aziende fortemente capitalizzate o realtà con legami industriali e di filiera con i produttori di robot, mentre il ruolo dei governi rimarrà centrale.

Le prossime installazioni, prevedono gli analisti, rimarranno prevalentemente semiautonome, con alcune mansioni specifiche che richiederanno ancora un controllo basato su regole o il teleoperazione umana. Una modalità che dovrebbe consentire il primo vero impiego commerciale in scenari di lavoro pericolosi o in regioni con forti disparità nei costi del lavoro.

Al contrario, i robot umanoidi altamente autonomi e guidati dall’AI saranno inizialmente adottati in contesti con una maggiore tolleranza verso i margini di errore e i tempi di esecuzione.

I limiti attuali che frenano l’adozione su vasta scala riguardano l’affidabilità dei compiti e un’efficienza insufficiente a garantire un ritorno economico.

I colli di bottiglia tecnologici includono un’AI incarnata ancora immatura, una grave scarsità di dati fisici e un’autonomia hardware inadeguata. L’assenza di standard di sicurezza consolidati e di quadri normativi chiari rappresenta un ulteriore ostacolo per l’inserimento dei robot in ambienti di interazione uomo-macchina.

Il punto di svolta commerciale su larga scala difficilmente verrà raggiunto nei prossimi cinque anni. Una reale inversione di tendenza è prevista solo dopo il 2032, subordinata a progressi nell’esecuzione autonoma dei compiti e a una maggiore chiarezza normativa.

Entro il 2035, le consegne globali per applicazioni reali dovrebbero superare le 700.000 unità, con ricavi di mercato vicini ai 15 miliardi di dollari.

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