Che si tratti di robot mobili autonomi, digital twin, sistemi di gestione del magazzino o software di ottimizzazione basati sull’intelligenza artificiale, ogni applicazione necessita di informazioni spaziali affidabili e standardizzate. I dati di localizzazione si stanno quindi rapidamente trasformando da semplice strumento operativo a vera e propria infrastruttura critica per l’AI industriale.
In futuro, i sistemi di AI industriale acquisiranno e analizzeranno continuamente movimenti, contesti e interazioni all’interno di fabbriche, magazzini e reti logistiche. Per rendere possibile tutto questo, macchine, robot e sistemi mobili devono imparare a “comprendere” lo spazio.
La Physical AI, ovvero un’intelligenza artificiale capace di percepire attivamente lo spazio fisico e di agire in funzione del contesto, richiede però un linguaggio spaziale comune per descrivere posizioni, movimenti e identità nello spazio, indipendente dai singoli fornitori di tecnologia.
In assenza di interfacce aperte, le aziende rischiano di creare silos tecnologici isolati, costosi da ampliare e difficili da integrare. Ed è proprio qui che entra in gioco lo standard omlox, indipendente dai produttori.
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Uno standard aperto per la localizzazione nella produzione industriale e nella logistica
Omlox è il primo standard aperto al mondo per la localizzazione nella produzione industriale e nella logistica. Lo standard, gestito da PI (PROFIBUS & PROFINET International), definisce interfacce interoperabili tra tecnologie di localizzazione, infrastrutture, piattaforme software e applicazioni aziendali.
Lo standard consente di realizzare soluzioni di localizzazione in tempo reale indipendenti dai singoli produttori e costituisce così la base spaziale per fabbriche digitali, smart warehouse, supply chain connesse e per la nuova generazione di applicazioni di Physical AI.
Omlox mette a disposizione un livello tecnologicamente neutrale che consente di armonizzare i dati di localizzazione provenienti da tecnologie Ultra-Wideband (UWB), BLE, Wi-Fi, GNSS, sistemi di localizzazione basati su immagini, RFID e dalle future tecnologie di posizionamento.
Dalla teoria alla pratica: i risultati del Plugfest 2026 per la tecnologia omlox
Anziché vincolare i clienti a ecosistemi proprietari, l’approccio omlox consente alle aziende di far evolvere nel tempo il proprio panorama tecnologico, salvaguardando gli investimenti già effettuati.
Le imprese sono così libere di scegliere le soluzioni e i dispositivi più adatti alle proprie esigenze secondo una logica best-of-breed, proteggendo gli investimenti e mantenendo al tempo stesso la piena sovranità sui propri dati spaziali.
Che questa interoperabilità funzioni concretamente viene dimostrato ogni anno attraverso i Plugfest, l’ultimo dei quali si è svolto nel giugno 2026. In queste occasioni, hardware e software sviluppati indipendentemente vengono collegati all’interno di un ambiente industriale condiviso e testati per verificarne il corretto funzionamento congiunto in condizioni operative reali.
Nell’ultima edizione, 21 esperti di 9 aziende hanno testato 12 diversi componenti omlox, tra cui infrastrutture UWB, tag di localizzazione, tecnologie di posizionamento complementari, omlox hub e applicazioni software industriali.
L’attenzione si è concentrata in particolare sui test di interoperabilità – ad esempio tra tag UWB e omlox Core Zones, oppure tra Complementary Zones e omlox hub – che si sono conclusi con grande successo.
Quest’anno l’omlox Plugfest è stato inoltre affiancato da una conferenza ospitata da Fraunhofer IOSB-INA presso SmartFactoryOWL a Lemgo (Germania) e organizzata congiuntamente da PI (PROFIBUS & PROFINET International) e Fraunhofer IOSB-INA. L’evento ha proposto dimostrazioni dal vivo di come i dati di localizzazione standardizzati possano accelerare l’automazione dei magazzini, la robotica autonoma, le applicazioni per la sicurezza, l’ottimizzazione dei flussi di materiali e l’intelligenza operativa basata sull’AI.











