Le imprese che scelgono di investire per prime nell’intelligenza artificiale generano un vantaggio competitivo strutturale, registrando in media una crescita dei ricavi 1,5 volte superiore, un ritorno sul capitale investito 1,4 volte maggiore e un numero di brevetti registrati (1,9 volte più elevato) rispetto alle aziende che rimangono ferme.
È questa la fotografia che emerge dallo studio “Il settore manifatturiero del futuro” di Boston Consulting Group (BCG).
La ricerca approfondisce il potenziale impatto di robotica e intelligenza artificiale per le PMI emiliane. Partendo da un’analisi del territorio e degli ostacoli che ancora bloccano l’innovazione e la competitività delle imprese, la ricerca approfondisce i benefici ottenuti dalle aziende che investono per prime in automazione.
Per poter sfruttare appieno le potenzialità delle tecnologie, avverte il rapporto, è necessario però un approccio strutturato agli investimenti che integri che nel processo trasformativo tecnologie, processi e persone.
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Emilia-Romagna: competitività ed export in calo tra rincari energetici e carenza di tecnici specializzati
Un quadro macroeconomico complesso e un mercato del lavoro bloccato mettono sotto pressione l’industria emiliana.
La produzione manifatturiera delle piccole e medie imprese locali ha registrato una flessione dell’1,7% nei primi nove mesi del 2025, penalizzata dal rallentamento dei mercati chiave di Cina e Germania.
A gravare sulla competitività è soprattutto la bolletta energetica nazionale, che supera del 24% la media europea e comporta per il tessuto produttivo regionale un extra-costo di 1,6 miliardi di euro.
Sul fronte estero, le barriere tariffarie statunitensi e il rafforzamento dell’euro del 6% hanno ridotto le esportazioni verso gli Stati Uniti del 6,5%. Una frenata che mette a rischio 10,5 miliardi di euro di export, colpendo duramente la meccanica, in calo dell’8%, e il comparto dell’automotive, che crolla del 29%.
Ai nodi geopolitici ed energetici si sommano i limiti strutturali del mercato del lavoro interno, segnato da un mismatch occupazionale e da un progressivo invecchiamento.
Il 69% delle aziende manifatturiere del territorio dichiara di non riuscire a trovare profili tecnici specializzati, come ingegneri e tecnici PLC, mentre il 47% riscontra enormi difficoltà nel reperire figure manuali qualificate, tra cui elettricisti e manutentori.
Il quadro è aggravato da un ricambio generazionale rallentato. In un contesto nazionale in cui l’età media dei dipendenti è di 42 anni e un lavoratore su tre ha già superato i cinquant’anni, l’inserimento di giovani sotto i 30 anni nelle fabbriche emiliane si ferma ad appena il 12% della forza lavoro complessiva.
Il ruolo che può giocare un’automazione “Human-Centric”
L’adozione dell’AI e dell’automazione si profila, secondo i dati dello studio, come una risposta concreta e accessibile per sostenere il manifatturiero, mantenendo al centro il valore delle persone.
Il report evidenzia come il modello dell’automazione “human-centric” non punti a ridurre l’occupazione, ma a compensare dinamiche strutturali complesse, come l’invecchiamento della forza lavoro, la carenza di competenze e la necessità di alleggerire le attività fisicamente gravose.
Attraverso l’introduzione di robot collaborativi e sistemi avanzati, le imprese possono affiancare i lavoratori, riducendo il carico degli operatori senior e assistendoli nelle mansioni più onerose o rischiose.
“L’AI sta ridefinendo i modelli di business con un’intensità e una profondità paragonabili alla rivoluzione digitale di inizio secolo, ma con una velocità ancora più elevata. Per le PMI manifatturiere, vi è una grande opportunità di accedere a paradigmi di innovazione flessibile e human-centric, con grandi benefici attesi sulla produttività”, commenta Jacopo Brunelli, Managing Director e Senior Partner di BCG.
“L’ecosistema di fornitori e tecnologie ancora non stabilizzato può indurre a procrastinarne l’adozione, tuttavia è importante agire ora per non accumulare un ritardo poi incolmabile”, aggiunge.
L’analisi mostra che le piccole e medie imprese hanno oggi la possibilità di implementare soluzioni che variano dal controllo qualità automatizzato tramite AI visiva fino alla manutenzione predittiva, passando per l’ottimizzazione in tempo reale dei processi e la gestione intelligente della catena di fornitura.
Un’automazione supportata dalla riduzione del prezzo medio dei robot, che ha registrato un calo superiore al 55% negli ultimi trent’anni, e dai progressi legati all’AI, con i nuovi modelli che permettono di estendere l’applicazione dalle mansioni ripetitive e standardizzate fino a contesti variabili e meno prevedibili.
I dati internazionali raccolti nella ricerca mostrano che una forte intensità di automazione si associa a una crescita salariale: la Germania, leader europea nell’automazione della logistica di magazzino, presenta salari superiori del 35% rispetto a quelli italiani, a fronte di una spesa in automazione che risulta doppia.
Il RaaS: la chiave di accesso all’automazione per le PMI
Tra gli ostacoli storici che limitano l’adozione dell’automazione figurano le barriere legate ai costi elevati e alle competenze tecniche necessarie per integrare le nuove tecnologie.
Per superare questi vincoli, lo studio evidenzia l’importanza di modelli innovativi come il Robotics as a Service (RaaS), una formula consente alle piccole e medie imprese di noleggiare robot professionali su base mensile, includendo i servizi di manutenzione e supporto.
L’impatto operativo ed economico analizzato nel report mostra un abbattimento dei costi iniziali fino al 70% rispetto all’acquisto diretto, tempi di attivazione ridotti a 6-8 settimane contro i 24-36 mesi dell’integrazione tradizionale e un ritorno sull’investimento stimato tra i 12 e i 24 mesi.
L’indagine descrive inoltre una trasformazione profonda nella natura della robotica industriale, che oggi si articola in tre livelli progressivi di intelligenza:
- il rule-based (Livello I), dove il robot esegue operazioni precedentemente codificate, ideali per processi ripetitivi e standardizzat
- il training-based (Livello II), in cui il robot apprende compiti complessi tramite reinforcement learning (apprendimento per rinforzo) applicato nel mondo reale o in ambienti di simulazione
- il context-based (Livello III), dove il robot riesce a comprendere autonomamente il contesto attraverso lo zero-shot learning (apprendimento senza esempi preventivi), adattandosi a situazioni nuove e imprevedibili senza necessità di codifica o addestramento espliciti.
I risultati documentati dalla ricerca confermano la concretezza di questa transizione tecnologica attraverso casi di studio specifici.
il colosso taiwanese Foxconn, ad esempio, ha introdotto bracci robotici basati su intelligenza artificiale tramite la piattaforma Nvidia, registrando una riduzione del 50% nei tempi di attivazione e un incremento del 30% nei tempi di ciclo.
L’adozione ha inoltre permesso di abbattere del 25% i tassi di errore e del 15% i costi operativi, evidenziando benefici analoghi anche quando tali soluzioni vengono applicate all’interno di realtà aziendali di dimensioni più contenute.
Tecnologia, processi e persone: come le imprese possono generare valore dall’AI
L’analisi condotta da BCG evidenzia un dato significativo sul valore del fattore tempo nell’innovazione tecnologica: le imprese che scelgono di investire per prime nell’intelligenza artificiale generano un vantaggio competitivo strutturale e difficile da colmare.
Il report documenta che queste realtà ottengono in media una crescita dei ricavi 1,5 volte superiore, un ritorno sul capitale investito 1,4 volte maggiore e un numero di brevetti registrati 1,9 volte più elevato rispetto alle aziende che rimangono ferme.
I dati dello studio mostrano che l’impatto dell’AI risulta evidente lungo tutta la catena del valore, distribuendosi tra le vendite e il marketing, che assorbono tra il 20% e il 25% dell’impatto potenziale totale, le operation e la tecnologia, con una quota tra il 5% e il 10%, e l’ingegneria e la manutenzione, che incidono anch’esse tra il 5% e il 10%.
L’indagine rileva tuttavia che per generare valore reale è indispensabile integrare in modo coerente tecnologia, processi e persone. Chi si limita a sperimentare senza ridisegnare l’organizzazione e senza formare il personale rischia di rimanere confinato in una fase di impatto marginale.
Per arrivare a generare valore, l’azienda attraversa fasi progressive: dai primi piloti all’integrazione con i sistemi IT, fino al ridisegno dei processi core con misurazione continua di costi, ricavi e benefici.
La chiave è accelerare questo percorso scegliendo con cura i processi su cui partire, quelli ad alto impatto, e costruendo da lì una traiettoria di scala.
Sebbene il mercato dei fornitori di tecnologie AI per il settore manifatturiero risulti ancora frammentato, la ricerca sottolinea che la finestra temporale per agire è aperta e che tale instabilità iniziale può trasformarsi in un’opportunità strategica per le imprese.
Secondo gli autori del report, muoversi tempestivamente garantisce una maggiore libertà di scelta e offre il tempo necessario per strutturare le competenze interne, mentre attendere la stabilizzazione del mercato comporta il rischio di accumulare un ritardo competitivo difficilmente recuperabile.











