Il PNRR ha rappresentato un’occasione straordinaria per finanziare progetti di innovazione attraverso le strutture di trasferimento tecnologico. Ma quali risultati concreti ha prodotto per le imprese e che cosa resterà quando le risorse straordinarie saranno esaurite?
È attorno a queste due domande che si è sviluppato “Proof of Impact – Come il PNRR ha supportato l’innovazione delle imprese”, l’evento organizzato il 15 ottobre a Bologna da Bi-Rex, uno degli otto Competence Center nazionali istituiti nell’ambito del Piano Industria 4.0.
Un’occasione per presentare il bilancio delle attività realizzate negli ultimi anni e, soprattutto, per dare voce alle imprese che hanno utilizzato i servizi del Competence Center. Dalla sperimentazione della manifattura additiva alla robotica umanoide, dall’intelligenza artificiale alla sostenibilità, dalla riorganizzazione dei processi allo sviluppo delle competenze, le esperienze raccontate mostrano come le risorse pubbliche abbiano contribuito a rendere possibili, accelerare o ampliare progetti di innovazione industriale.
Il bilancio di Bi-Rex comprende 1.428 servizi erogati alle imprese, di cui 1.147 destinati alle PMI, per un valore complessivo di 39,2 milioni di euro, sostenuti da 23,5 milioni di aiuti. A questi si aggiungono 48 progetti di ricerca e sviluppo sperimentale, con un valore di 23 milioni di euro, e 11,2 milioni di investimenti nel potenziamento delle infrastrutture tecnologiche.

Ma il dato quantitativo, per quanto importante, non racconta tutta la storia. A confermarlo è anche la recente ricerca sull’impatto dei Competence Center, realizzata nell’ambito di un’iniziativa del MIMIT con il supporto scientifico del CNR e dell’Università di Padova. Il 51% delle imprese che hanno lavorato con Bi-Rex dichiara di aver aumentato la propria capacità innovativa, il 48% di aver migliorato le competenze del personale e il 22% afferma che senza il supporto del Competence Center non avrebbe nemmeno avviato il proprio percorso di innovazione.
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Servizi, progetti e infrastrutture: i numeri di Bi-Rex. Cattorini: “Ora dobbiamo dare continuità”
Ad aprire i lavori è stato Stefano Cattorini, CEO di Bi-Rex, che ha ripercorso l’evoluzione del Competence Center, oggi costituito da un partenariato pubblico-privato di 72 soggetti, tra cui 15 rappresentanti del mondo della ricerca e 57 imprese. La missione di Bi-Rex si sviluppa lungo due direttrici principali: promuovere il trasferimento tecnologico tra accademia e industria e accompagnare le PMI nell’integrazione concreta delle tecnologie emergenti.
Il centro punta ora a valorizzare il patrimonio di conoscenze e relazioni sviluppato grazie al PNRR, assicurando continuità alle attività anche attraverso il potenziamento delle infrastrutture tecnologiche.

A entrare nel dettaglio del bilancio delle attività sono state Simona Campo, Chief Financial Officer di Bi-Rex, ed Erica Rovida, Business Development Associate. I risultati sono stati illustrati distinguendo le tre principali linee di attività svolte dal Competence Center.
Per quanto riguarda i servizi di innovazione erogati attraverso la linea B2 e i programmi EDIH e UDD, Bi-Rex ha realizzato complessivamente 1.428 servizi, dei quali l’80% è stato destinato a PMI. Questa linea ha mobilitato 23,5 milioni di euro di aiuti in forma di sconto in fattura, su un valore complessivo dei servizi erogati pari a 39,2 milioni di euro.

Relativamente ai progetti di ricerca e sviluppo sperimentale della linea B1, sono stati sostenuti 48 progetti di Open Innovation per un valore totale di 23 milioni di euro. I bandi hanno coinvolto 128 imprese (oltre il 60% PMI), distribuendo circa 10 milioni di euro di contributi diretti agli investimenti aziendali.

Infine, sul fronte del potenziamento delle infrastrutture tecnologiche, sono stati investiti 11,2 milioni di euro (di cui 5,6 milioni provenienti da fondi PNRR). Tali risorse hanno permesso di rafforzare l’ambiente Test Before Invest della Linea Pilota nelle aree Advanced Manufacturing, Robotica e AI, sviluppare il centro di supercalcolo HPC Ipazia e creare un repository con oltre 100 Proof of Concept industriali.

In arrivo 80 milioni per Competence Center ed EDIH
Sul futuro della rete dei Competence Center è intervenuto Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del MIMIT, ricordando che i Competence Center nascono per affiancare agli incentivi finanziari l’orientamento tecnologico delle imprese. Un modello rafforzato dal PNRR e dagli EDIH, con oltre 33.000 servizi erogati a livello nazionale.
I dati di impatto della rete (che vi abbiamo raccontato qui) confermano l’efficacia della misura: 180 milioni di euro di contributi pubblici ne hanno attivati oltre 320 in progetti industriali (effetto leva 1,8), a cui si è aggiunto l’impatto significativo sul fronte delle competenze (5.000 servizi formativi e 57.000 persone coinvolte per oltre un milione di ore erogate).
Calabrò ha però insistito soprattutto sulla necessità di misurare l’addizionalità degli interventi, cioè comprendere in quale misura il sostegno pubblico abbia permesso di avviare progetti che altrimenti non sarebbero stati realizzati, oppure sarebbero partiti più tardi o con ambizioni inferiori.
Per il futuro il dirigente del MIMIT ha indicato uno stanziamento complessivo di 80 milioni di euro per il triennio 2027-2029, destinato prevalentemente a sostenere le attività per le imprese dei Competence Center e, per la parte restante, a finanziare la quota italiana della seconda fase degli EDIH, cofinanziata dal programma europeo Digital Europe.
Il nuovo ciclo si inserisce nella strategia di trasferimento tecnologico definita congiuntamente dal MIMIT e dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso l’atto di indirizzo per il triennio 2026-2028.
L’obiettivo è rendere più strutturale il sostegno pubblico, mantenendo però una componente di servizi offerti al mercato e una valutazione delle performance dei singoli centri, anche per orientare l’allocazione delle risorse.
Un altro elemento della strategia riguarda il collegamento tra incentivi agli investimenti e competenze. L’esperienza di Industria 4.0 ha infatti dimostrato che la disponibilità di nuovi macchinari e software non è sufficiente a garantire il miglioramento dei processi produttivi se le imprese non possiedono le conoscenze necessarie per utilizzarli efficacemente.
È proprio questa integrazione, secondo Calabrò, che dovrà diventare sempre più importante anche nelle politiche di sostegno all’adozione dell’intelligenza artificiale.
Dalla ricerca al mercato: sperimentare prima di investire
La prima tavola rotonda, introdotta da Francesco Meoni, Chief Technical Officer e responsabile della Linea Pilota di Bi-Rex, ha approfondito il ruolo della sperimentazione tecnologica – con un focus sul test-before-invest – e dei progetti collaborativi di ricerca e sviluppo.
Luca Tomesani, professore ordinario dell’Università di Bologna e presidente del Comitato scientifico e di indirizzo di Bi-Rex, ha ripercorso la nascita della Linea Pilota, un’infrastruttura da circa 20 milioni di euro complessivi concepita per consentire alle imprese di testare le nuove tecnologie e verificarne l’integrazione con i processi produttivi esistenti. Un asset strategico unico, difficilmente replicabile da una singola azienda.
Uno dei filoni di sperimentazione ha riguardato la manifattura additiva metallica, protagonista delle esperienze di Poggipolini e Bonfiglioli.
Michele Fabbri, R&D e Innovation Manager di Poggipolini, ha raccontato le attività di ricerca sviluppate attraverso i bandi Bi-Rex, anche in aggregazioni con aziende come Ducati, Leonardo e Bonfiglioli.
Tra i progetti figura la reingegnerizzazione di componenti in chiave additive manufacturing, con l’obiettivo di ridurre il peso, migliorare le prestazioni e integrare più elementi in un unico pezzo.
Per Poggipolini, specializzata nella meccanica di precisione per motorsport e aerospace, il supporto economico e il lavoro con partner qualificati hanno rappresentato un importante acceleratore. La possibilità di realizzare prototipi fisici con tecnologie non ancora pienamente consolidate ha permesso di affrontare sperimentazioni che, senza un progetto condiviso, sarebbero state più difficili da giustificare.
Il caso di Bonfiglioli, illustrato da Federico Bosi, Hydraulic Motors Engineer dell’azienda, mostra quanto possano essere significativi i risultati tecnici di questi progetti.
Una prima sperimentazione sull’additive manufacturing metallico ha riguardato componenti di grandi dimensioni, tra cui un portaplanetario per macchine movimento terra. Attraverso la riprogettazione e l’ottimizzazione topologica è stata ottenuta una riduzione del peso del 73%.
In un secondo progetto, invece, Bonfiglioli ha sperimentato la stampa 3D metallica su componenti di piccole dimensioni destinati potenzialmente a produzioni di centinaia di migliaia di unità annue. L’attività ha permesso di integrare un filtro all’interno di un componente e di raggiungere, nella valutazione sperimentale, costi comparabili a quelli delle tecnologie tradizionali.
La collaborazione con Bi-Rex ha interessato anche Sens-In, spin-off di Poggipolini dedicato ai sistemi di fissaggio intelligenti. In questo caso è stata utilizzata una tecnologia avanzata di stampa tridimensionale dei circuiti elettronici per verificare le possibilità di ulteriore miniaturizzazione dei dispositivi integrati nella viteria.
Un’altra esperienza significativa è quella di Sacmi, socio fondatore di Bi-Rex. Gildo Bosi, Automation R&D Manager, ha illustrato il progetto ILLUMINAS, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per la gestione della manualistica tecnica e l’assistenza agli operatori.
La sfida non era soltanto tecnologica, ma riguardava anche la protezione del patrimonio informativo aziendale. Addestrare sistemi di AI sulla documentazione tecnica delle macchine significa infatti utilizzare conoscenze e informazioni riservate.
La soluzione è stata sviluppata attraverso la collaborazione con Bi-Rex, l’Università di Bologna e Cineca, individuando modalità di addestramento e gestione dei modelli capaci di mantenere il controllo sui dati.
Il progetto ha inoltre consentito di sviluppare competenze interne sull’intelligenza artificiale. Un risultato che per Sacmi assume un valore strategico anche in vista di future applicazioni dell’AI al controllo delle macchine e dei processi industriali.
Enrico Callegati, Innovation Funding Manager di IMA, ha portato altre esperienze di sperimentazione collaborativa. Tra queste, un progetto condotto insieme a Sacmi per definire una metodologia condivisa di Life Cycle Assessment delle macchine automatiche, con l’obiettivo di arrivare a criteri di valutazione standardizzati.
Un secondo progetto particolarmente interessante riguarda il Virtual PLC, sviluppato anche con Bonfiglioli, che esplora la possibilità di virtualizzare il controllo delle macchine automatiche, superando l’architettura tradizionale basata sul PLC fisico installato a bordo macchina.
Per un costruttore che opera in settori soggetti a stringenti requisiti di validazione, come il farmaceutico, è fondamentale poter verificare queste architetture senza correre rischi sui sistemi produttivi dei clienti. La Linea Pilota di Bi-Rex ha offerto proprio questa possibilità.
IMA ha inoltre utilizzato le opportunità offerte dal Competence Center per esplorare applicazioni di robotica avanzata, inclusi i robot umanoidi. Tra le esperienze citate figura una sperimentazione condotta in occasione della fiera Interpack, finalizzata a verificare l’integrabilità di queste nuove tecnologie nelle macchine automatiche.
A chiudere il confronto è stata una riflessione di Tomesani su un aspetto spesso trascurato: anche una sperimentazione che non raggiunge il risultato previsto può rappresentare un successo.
Scoprire in anticipo che una tecnologia non è ancora sufficientemente matura, che una soluzione non funziona come previsto o che i suoi costi non sono sostenibili permette infatti di evitare investimenti sbagliati, risparmiando risorse economiche e tempo.
È uno degli elementi che spiegano il valore del Test Before Invest: non soltanto dimostrare ciò che funziona, ma anche individuare tempestivamente ciò che deve essere modificato o abbandonato.
Fare rete per innovare: il ruolo delle associazioni e le esperienze delle PMI
La seconda tavola rotonda, introdotta da Danilo Mascolo, Business Development and Innovation Manager di Bi-Rex, ha affrontato il ruolo degli ecosistemi e delle associazioni di rappresentanza nell’accompagnare le imprese verso l’innovazione.
Se le grandi aziende dispongono spesso di strutture interne dedicate alla ricerca, all’innovazione e alla finanza agevolata, per molte PMI il problema è innanzitutto capire a chi rivolgersi, quali tecnologie adottare e come costruire un progetto.
È in questo spazio che la collaborazione tra Competence Center, Digital Innovation Hub e associazioni di categoria può fare la differenza.
Chiara Franceschini, direttrice di InnovaCoop-Legacoop, ha raccontato l’esperienza maturata con le cooperative attraverso l’EDIH Bi-Rex++ e il progetto Digital ACE, sviluppato in collaborazione con CNA e Fondazione PICO.
Il risultato più importante non è stato soltanto il numero di imprese raggiunte, ma la possibilità di costruire un modello di accompagnamento capace di combinare le competenze tecnologiche del Competence Center con la conoscenza dei bisogni delle cooperative da parte della rete associativa.
Non a caso, una parte molto consistente dei servizi richiesti ha riguardato gli assessment della maturità digitale. Prima di acquistare nuove tecnologie, molte cooperative avevano bisogno di comprendere quale fosse il proprio punto di partenza, individuare le priorità e definire un percorso sostenibile.
Un esempio di questo approccio è rappresentato da Vetimec, cooperativa bolognese specializzata nella realizzazione di stampi e attrezzature per l’industria automobilistica.
Paolo Fiorini, Chief Innovation Officer e Plant Manager, ha illustrato un percorso avviato in un momento particolarmente complesso per il settore automotive.
L’azienda ha deciso di rimettere sotto esame la propria organizzazione, partendo da tre obiettivi: migliorare l’efficienza dei processi, aumentare la reattività nei confronti dei clienti e rafforzare la capacità di conservare e trasferire le competenze interne.
L’intelligenza artificiale è entrata in questo percorso non come tecnologia da adottare indiscriminatamente, ma come opportunità da valutare attraverso un metodo. Il primo progetto AI di Vetimec è stato infatti dedicato alla formazione e alla costruzione di un modello organizzativo capace di selezionare le applicazioni realmente utili.
Ma la collaborazione con Bi-Rex ha aperto anche un’altra prospettiva: la diversificazione verso nuovi mercati.
Partendo dalle competenze sviluppate nell’automotive, Vetimec ha avviato lo studio di una piattaforma innovativa per droni, con possibili applicazioni nel settore aerospaziale e della difesa.
Il percorso ha prodotto due risultati significativi: il deposito, nel maggio 2026, del primo brevetto della storia dell’azienda e la presentazione di una proposta di finanziamento nell’ambito dello European Defence Fund.
Un caso che dimostra come i servizi di innovazione possano contribuire non soltanto al miglioramento delle attività esistenti, ma anche alla definizione di nuove strategie industriali.
Pietro Mambriani, responsabile dell’Area Politiche Industriali ed Europa di Confindustria Emilia-Romagna, ha illustrato il ruolo svolto dalla rete associativa attraverso il proprio Digital Innovation Hub.
I bisogni più frequenti delle imprese hanno riguardato la valutazione della maturità digitale, la valorizzazione dei dati già presenti nei sistemi aziendali e la capacità di orientarsi tra tecnologie differenti.
Una testimonianza concreta è arrivata da Emilio Costetti, direttore generale di Sani Trasporti, società specializzata nella logistica, nella movimentazione delle merci e nella gestione di attività di magazzino, con oltre 200 dipendenti e circa 130 autisti.
L’azienda disponeva già di una grande quantità di dati, distribuiti però tra sistemi e applicazioni differenti. Il progetto ha consentito di centralizzare queste informazioni attraverso strumenti di Business Intelligence, arrivando a una lettura molto più precisa dei risultati economici.
Oggi Sani Trasporti può analizzare il conto economico non soltanto a livello aziendale, ma anche per singolo cliente, singolo mezzo e singola tratta, individuando con maggiore precisione inefficienze e opportunità di miglioramento.
A questa evoluzione si è aggiunto l’impiego dell’intelligenza artificiale per ottimizzare la pianificazione dei trasporti. Un sistema elabora gli ordini considerando variabili come data di consegna, dimensioni delle merci, tipologia dei mezzi e disponibilità degli autisti, contribuendo alla definizione delle rotte.
L’AI viene inoltre utilizzata per monitorare le emissioni di CO2 associate ai singoli viaggi, anche per rispondere alle richieste di rendicontazione ambientale dei clienti.
Un caso che mostra come l’innovazione digitale possa partire dalla valorizzazione di dati già disponibili, trasformandoli in strumenti per migliorare le decisioni operative e strategiche.

La terza esperienza associativa è stata presentata da Marcella Contini, responsabile del Dipartimento Politiche Industriali, Politiche Europee, Ricerca, Innovazione e Credito di CNA Emilia-Romagna.
Attraverso Bi-Rex++ e Digital ACE il sistema CNA ha accompagnato numerose piccole imprese, mettendo a disposizione competenze su digitalizzazione, sostenibilità e soprattutto accesso alla finanza. Nell’ambito di Bi-Rex++ sono state coinvolte oltre 100 aziende, mentre Digital ACE ha raggiunto più di mille imprese a livello nazionale.
L’importanza di questa rete emerge nella storia di Startex Maglieria, piccola impresa del distretto tessile di Carpi guidata da Elena Beltrami.
In un settore segnato dalla pressione competitiva internazionale, dall’aumento dei costi e dalla continua evoluzione della domanda, l’azienda ha scelto di investire in modo graduale ma costante, valutando attentamente la sostenibilità economica di ogni progetto.
Una delle applicazioni più interessanti riguarda il controllo qualità dei tessuti attraverso computer vision e intelligenza artificiale.
Startex ha costruito una banca dati proprietaria contenente circa 15.000 difetti dei tessuti, utilizzata per sviluppare un sistema di visione artificiale capace di assistere gli operatori durante le verifiche qualitative.
L’automazione ha permesso di ridurre il tempo dedicato ad attività ripetitive, senza diminuire il personale: le ore recuperate sono state reinvestite nella formazione e nella sicurezza sul lavoro.
L’azienda sta ora lavorando all’integrazione dei sistemi di controllo direttamente a bordo delle macchine da maglieria e all’introduzione di moduli AI nel gestionale, per ottenere un monitoraggio più tempestivo dei costi per linea produttiva, commessa e cliente.
L’esperienza di Startex mostra come anche un’impresa con una decina di collaboratori possa affrontare progetti tecnologici avanzati, quando riesce a mettere insieme una strategia chiara, competenze esterne e strumenti di finanziamento adeguati.
Il futuro degli EDIH: la fase due e il progetto MAIX
Il confronto tra le associazioni ha permesso anche di affrontare il tema della continuità dei servizi dopo la conclusione delle iniziative finanziate dal PNRR, tra cui rientrano gli European Digital Innovation Hub (EDIH), i poli di innovazione digitale promossi nell’ambito del programma europeo Digital Europe, nati con l’obiettivo di accompagnare soprattutto le PMI nella trasformazione digitale, attraverso servizi di assessment, sperimentazione, formazione, consulenza e accesso ai finanziamenti.
La prima fase degli EDIH, in Italia sostenuta anche attraverso il PNRR, ha consentito di diffondere queste opportunità e di costruire reti territoriali di supporto alle imprese.
La seconda fase, o EDIH 2.0, si caratterizza per un’attenzione ancora maggiore all’adozione dell’intelligenza artificiale e alla trasformazione dei progetti sperimentali in applicazioni industriali concrete.
In questo contesto si inserisce MAIX (Manufacturing, Artificial Intelligence & Integrated Services for Central Italy), il nuovo progetto EDIH dedicato alla manifattura del Centro Italia e coordinato da Bi-Rex.
MAIX punta a integrare competenze, infrastrutture e servizi di diversi territori, costruendo una rete macroregionale capace di accompagnare le imprese nell’adozione dell’AI, nella valorizzazione dei dati e nell’innovazione dei processi produttivi.
Il passaggio dalla prima alla seconda fase è stato interpretato dalle associazioni come l’opportunità di andare oltre gli assessment e la sensibilizzazione, per concentrarsi sempre più su sperimentazioni, Proof of Concept, investimenti e formazione avanzata.
Una prospettiva che si collega anche alle risorse annunciate dal MIMIT per il triennio 2027-2029, destinate in parte al cofinanziamento nazionale della nuova fase degli EDIH.
Dalla sostenibilità alla Business Intelligence: quattro storie di innovazione
La terza tavola rotonda, introdotta da Giampaolo Amadori e Alessia Vannucchi del team Business Development di Bi-Rex, ha presentato quattro esperienze sviluppate attraverso i servizi della linea B2.
I casi mostrano come l’innovazione possa assumere forme molto differenti, dalla sostenibilità alla riorganizzazione dei processi, dallo sviluppo di nuovi prodotti al miglioramento dei sistemi gestionali.
La prima esperienza riguarda Minipress, piccola azienda specializzata nella produzione di componenti per il controllo della pressione nei sistemi oleodinamici.
Davide Corsi, amministratore delegato, ha raccontato come il percorso sia nato da un investimento in un macchinario Industria 4.0 e dal successivo contatto con Bi-Rex, che ha aperto nuove opportunità di formazione e innovazione.
Anche la partecipazione all’Executive Master Teknè 5.0 ha contribuito a far maturare nell’azienda una maggiore consapevolezza delle possibilità offerte dai dati e dalle tecnologie digitali.
Da qui è nato un progetto di trasformazione dei processi in chiave ESG, sviluppato con il supporto di Turtle, spin-off dell’Università di Bologna specializzato nella sostenibilità industriale.
Nicolò Zandoli, Industrial Engineer di Turtle, ha illustrato il lavoro realizzato per raccogliere informazioni precedentemente distribuite tra documenti, sistemi e funzioni aziendali differenti: consumi energetici, acqua, rifiuti, carburanti e trasporti.
I dati vengono convogliati in una piattaforma che consente di calcolare indicatori, misurare gli impatti ambientali e individuare aree di miglioramento. L’obiettivo è trasformare la sostenibilità da semplice adempimento di rendicontazione a strumento per governare i processi e individuare opportunità di efficientamento.
Minipress è arrivata così a realizzare il proprio primo bilancio di sostenibilità, pur non essendovi obbligata, ottenendo anche risultati commerciali superiori alle aspettative.
Corsi ha sottolineato come il progetto abbia prodotto già i primi ritorni economici e aperto la strada a ulteriori collaborazioni. Tra queste figura la nascita di un laboratorio di ricerca congiunto con l’Università di Bologna, ospitato presso l’azienda.
L’esperienza evidenzia come la sostenibilità possa rappresentare una leva competitiva anche al di là delle pressioni normative, soprattutto per le PMI inserite nelle filiere di grandi gruppi industriali.
La seconda storia è quella di Randazzo Trasporti, impresa siciliana che ha conosciuto una forte crescita negli ultimi anni, passando da un modello di intermediazione logistica a quello di operatore capace di gestire direttamente servizi complessi.
Giovanni Randazzo, General Manager della società, ha raccontato un’espansione che ha portato l’azienda a operare attraverso numerose filiali e che, con l’avvio di una nuova commessa previsto per novembre, dovrebbe condurre l’organico fino a circa 650 collaboratori.
Una crescita che ha reso necessario ripensare profondamente l’organizzazione. Sistemi, responsabilità e processi concepiti per un’azienda molto più piccola non erano più adeguati a sostenere le nuove dimensioni e le prospettive di internazionalizzazione.
Il percorso è stato sviluppato con il supporto di Roncucci & Partners, rappresentata da Gabriele Anzalone, Partner e Board Director.
La caratteristica più interessante del progetto è che la digitalizzazione non è stata affrontata partendo dalla scelta dei software. Il primo lavoro ha riguardato la definizione delle responsabilità, la mappatura dei processi, la riorganizzazione dei reparti e la costruzione di nuovi metodi di lavoro.
Solo successivamente sono stati affrontati gli interventi sui sistemi informativi, accompagnati da un’importante attività di formazione del personale.
L’esperienza mostra come digitalizzare un’organizzazione senza averne prima chiarito processi e responsabilità rischi semplicemente di trasferire le inefficienze nei nuovi sistemi.
Il terzo caso riguarda Zero3, impresa impegnata nello sviluppo di soluzioni per l’efficienza e la produzione energetica.
Marco Antonini, CEO e cofondatore, ha presentato Aurora, un progetto di turbina microeolica a geometria variabile, del diametro di circa due metri, pensata per operare anche in condizioni di vento relativamente debole.
L’azienda è stata affiancata da FFaedi, rappresentata dal Project Manager Lorenzo Faedi, in un percorso che ha compreso assessment tecnologico, sviluppo e realizzazione del prototipo, prove sperimentali e valutazioni di fattibilità per il successivo percorso di industrializzazione.
Il prototipo è stato realizzato in scala reale e sottoposto a test in galleria del vento, che hanno consentito di verificare il comportamento aerodinamico e strutturale della turbina.
I risultati sono stati particolarmente importanti perché hanno permesso di correggere alcune ipotesi progettuali iniziali.
In particolare, le prove hanno mostrato che una minore escursione nella regolazione delle alette poteva offrire prestazioni migliori rispetto a quanto inizialmente ipotizzato, semplificando anche la configurazione meccanica.
Sono stati inoltre individuati alcuni fenomeni di risonanza e altri aspetti strutturali da considerare prima di arrivare alla produzione industriale.
Anche in questo caso emerge il valore della sperimentazione: individuare tempestivamente i limiti di una soluzione permette di correggere il progetto quando gli interventi sono ancora relativamente poco costosi.
FFaedi ha inoltre affiancato Zero3 negli studi di fattibilità e nell’individuazione degli strumenti finanziari per proseguire il percorso di sviluppo.
La quarta esperienza riguarda Bercella, azienda specializzata nella realizzazione di strutture e componenti in materiali compositi per settori ad alta tecnologia come aerospace e motorsport.
La crescita dell’impresa aveva messo sotto pressione i sistemi informativi esistenti, rendendo sempre più difficile ottenere una visione precisa dei costi e delle performance delle singole lavorazioni.
Fabrizio Fesani, IT Manager di Bercella, ha raccontato come il progetto sia partito da una domanda molto concreta posta dal management: quanto costa realmente ogni singolo componente prodotto e venduto?
La risposta richiedeva di integrare informazioni distribuite tra produzione, gestione dei materiali, pianificazione e amministrazione.
Il progetto, sviluppato con Lutech, rappresentata da Riccardo Pizzi, Enterprise & Manufacturing Consultant, è partito dall’analisi dei processi e dalla qualità delle informazioni disponibili.
Anziché sostituire integralmente il sistema gestionale esistente, sono state individuate le aree sulle quali intervenire per valorizzare l’infrastruttura già presente, migliorando i flussi informativi e introducendo nuove funzionalità.
Il lavoro ha compreso attività di consulenza sui processi, sperimentazione in ambienti di test, interventi sulla raccolta dei dati di produzione e sviluppo di strumenti di Business Intelligence capaci di ricostruire costi e materiali associati ai singoli seriali.
Un ruolo importante è stato svolto anche dalla formazione degli utenti aziendali, indispensabile per accompagnare il cambiamento e garantire una maggiore qualità dei dati.
Il risultato è una capacità molto più avanzata di analizzare le commesse e prendere decisioni sulla base di informazioni puntuali.
Un esempio di come l’innovazione digitale possa consistere non tanto nell’acquisto di nuove piattaforme, quanto nella valorizzazione di tecnologie già presenti attraverso una migliore organizzazione dei processi e dei dati.
La tecnologia non basta: le competenze per innovare
L’ultima tavola rotonda, introdotta da Denis Cazacu, Training Design Specialist del Bi-Rex, ha affrontato il ruolo delle competenze nella trasformazione tecnologica delle imprese: un tema trasversale a tutte le esperienze della giornata, perché la disponibilità di nuove tecnologie non produce automaticamente innovazione se le persone e le organizzazioni non sono in grado di utilizzarle.
Matteo Vignoli, docente dell’Università di Bologna e dell’Executive Master Teknè 5.0, ha proposto una riflessione sulle competenze necessarie per affrontare un contesto nel quale l’incertezza è diventata strutturale e la velocità dell’innovazione continua ad aumentare.
Vignoli ha richiamato il modello KSA (Knowledge, Skills, Attitudes), evidenziando come la vera competenza risieda nel pensiero critico e nell’adattabilità, oltre le mere nozioni tecniche. Una sfida che riguarda sia i singoli che le organizzazioni – chiamate a trasformare le abilità individuali in competenze collettive –, resa ancora più urgente dall’intelligenza artificiale, che accelera i tempi di apprendimento e sperimentazione.
Per le imprese diventa quindi fondamentale acquisire anche competenze di gestione dell’innovazione: saper selezionare i progetti, definire le priorità, organizzare i processi di sviluppo di nuovi prodotti e collaborare con soggetti esterni.
Su questi temi si sviluppa anche l’offerta dell’Executive Master Teknè 5.0, che mette a disposizione strumenti metodologici e competenze per gestire l’innovazione in azienda.
Dal punto di vista dei fornitori di formazione, Aurelio Gareri, Field Sales Manager di Mylia, società del gruppo Adecco, ha raccontato l’evoluzione delle esigenze delle imprese negli ultimi anni.
Nella prima fase della doppia transizione digitale e sostenibile, le richieste riguardavano soprattutto competenze di base e percorsi di sensibilizzazione. Con l’affermazione dell’intelligenza artificiale generativa, la domanda si è progressivamente spostata verso la definizione di regole aziendali e la sperimentazione delle possibili applicazioni.
Oggi le imprese chiedono sempre più spesso di andare oltre la formazione teorica, attraverso ambienti di sperimentazione nei quali verificare l’utilità dell’AI sui propri processi.
Il percorso passa così dall’awareness alla costruzione di veri e propri casi d’uso, fino alla possibilità di ripensare processi e attività aziendali in funzione delle nuove capacità offerte dall’intelligenza artificiale.
Angelo Napolitano, Corporate & Digital Learning Specialist di Tinexta Innovation Hub, ha invece sottolineato il ruolo svolto dagli incentivi della linea B2 nell’accelerare i percorsi di formazione.
Attraverso Bi-Rex, Tinexta ha sviluppato nell’arco di due anni circa 40-50 progetti formativi, rivolti in larga parte a imprese del Mezzogiorno.
Tra le esperienze più significative figura un programma di formazione legato alla riconversione industriale dell’ex stabilimento Whirlpool di Napoli.
I principali ambiti affrontati hanno riguardato cybersecurity, intelligenza artificiale, sostenibilità e gestione energetica, ma un ruolo importante è stato svolto anche dalle competenze trasversali e dal change management.
La necessità di gestire il cambiamento è emersa in modo particolarmente evidente nelle imprese impegnate in percorsi di riconversione, crescita rapida o trasformazione organizzativa.
La prospettiva di una grande impresa manifatturiera è stata portata da Martina Tarrini, IMC Lead di Philip Morris Italia, che ha raccontato l’esperienza dell’Institute of Manufacturing Competence di Crespellano.
Inaugurato nel 2022, l’istituto è uno spazio dedicato allo sviluppo delle competenze, nato dall’evoluzione delle tradizionali attività di formazione aziendale.
Il modello integra tre funzioni: formazione continua per i dipendenti, iniziative di attrazione dei talenti e collaborazione con università e territorio, attività di benchmarking e networking con altre imprese.
L’istituto rappresenta un punto di riferimento per una popolazione aziendale di circa 2.300 persone, con un’offerta formativa che combina competenze tecniche e soft skill.
Bi-Rex collabora con Philip Morris nell’individuazione di formatori e nella costruzione di percorsi specialistici, che spaziano dall’AI generativa alla manutenzione degli impianti, fino alle competenze trasversali necessarie per comunicare e collaborare efficacemente.
Tarrini ha sottolineato anche la risposta positiva dei dipendenti, caratterizzati da un’età media relativamente giovane e da una forte familiarità con le tecnologie digitali. La formazione, in questo contesto, viene percepita sempre più come un’opportunità di crescita professionale.
Un’ulteriore iniziativa riguarda la creazione di una Community of Practice tra alcune grandi realtà manifatturiere del territorio, pensata per condividere esperienze, problematiche e possibili applicazioni di intelligenza artificiale, automazione e innovazione digitale.
L’obiettivo è favorire un confronto diretto tra imprese che, pur operando in settori differenti, devono affrontare sfide tecnologiche e organizzative spesso simili.
Che cosa resta dopo il PNRR
Le esperienze presentate durante la giornata mostrano come il valore degli interventi sostenuti dal PNRR non possa essere misurato soltanto attraverso i contributi erogati o il numero di servizi realizzati.
In alcuni casi il risultato è un prototipo, una nuova applicazione di intelligenza artificiale o un sistema gestionale più efficace. In altri è la capacità di individuare opportunità di diversificazione, avviare collaborazioni con il mondo della ricerca, costruire competenze o affrontare trasformazioni organizzative che difficilmente sarebbero partite nelle stesse condizioni.
Le storie di imprese grandi e piccole mostrano inoltre che il finanziamento pubblico può avere effetti differenti: rendere possibile un progetto che non sarebbe mai partito, accelerare una sperimentazione, ampliarne gli obiettivi oppure ridurre il rischio di un investimento.
Ma emerge anche un elemento comune: l’innovazione non nasce automaticamente dalla disponibilità di una tecnologia o di un contributo economico. Richiede conoscenze, capacità organizzative, infrastrutture di sperimentazione e soprattutto relazioni tra soggetti con competenze complementari.
È proprio questo il patrimonio che Bi-Rex e gli altri Competence Center hanno costruito negli anni del PNRR.
La sfida della nuova fase sarà dare continuità a queste infrastrutture e alle reti di collaborazione, rendendo i servizi di trasferimento tecnologico sempre più accessibili alle imprese e accompagnandole nell’adozione delle tecnologie che stanno trasformando l’industria: dall’intelligenza artificiale al supercalcolo, dalla robotica avanzata all’automazione.
Il PNRR ha contribuito a costruire le condizioni per innovare. Ora la sfida è fare in modo che quelle condizioni diventino una componente stabile della competitività del sistema produttivo italiano.













